CRONISTI DEL TEMPO è il nuovo singolo di DARIO ARRABITO

“Cronisti del tempo” è il secondo singolo estratto da “Spazio alle emozioni”, album d’esordio del cantautore toscano Dario Arrabito.

Dal 17 febbraio disponibile
in radio e in tutti i webstore

Cronisti del tempo

Il nuovo singolo di

Dario Arrabito

Etichetta: Clou Edizioni –
Produttore: Pino Scarpettini

“Cronisti del tempo” è il secondo singolo estratto da “Spazio alle emozioni”, album d’esordio del cantautore toscano Dario Arrabito.

Con questo brano l’artista denuncia l’appiattimento di un mondo sempre più virtuale che ci ha rapiti di ogni emozione/ E non è più neanche tanto normale/ Gridare rabbia in una canzone.

L’opposto di ciò che promette di fare in questo suo secondo singolo: attraverso la sua musica è intenzionato a scuotere violentemente questo mondo sempre più anestetizzato e lontano dalla realtà.

Ma qual è il modo per tornare a vivere attivamente, in prima persona? Raccontare storie, vivere di memorie, essere Cronisti del tempo.

Il brano si fa tassello di un album che si presenta come un compendio di sentimenti, riflessioni, stati d’animo e vita vissuta che il cantautore offre a chiunque voglia ascoltarlo. Con questo progetto Dario Arrabito restituisce al suo pubblico un’analisi profonda della sua intimità: amore, passione, gioia, ma anche rabbia e malinconia. Da questo atomo primigenio esplode la necessità che ognuna delle singole sfaccettature del suo personale microcosmo riceva riconoscimento e dignità sia singolarmente che nella loro somma. 

BIOGRAFIA

Dario Arrabito nasce a Poggibonsi (SI) nel 1989. Già a 12 anni comincia a conoscere il mondo della musica e ad appassionarsi intensamente a chitarra e canto. Predilige da subito il cantautorato italiano.

Nel 2020 pubblica il suo primo album “Spazio alle emozioni” (Edizioni CLOU). L’album è composto da 11 brani inediti, arricchiti anche dalla presenza di una cover (The house of the rising sun) eseguita dall’interprete e amica Giulia Conti.

Il progetto artistico di Dario Arrabito vede come obiettivo principale la riscoperta del cantautorato, con metriche e rime che richiamano artisti degli anni passati, talvolta non molto conosciuti. Portare sulla scena testi, dalle parole semplici, ma con significati plurimi ed intensi, nei quali le persone possano in un caso o in un altro rispecchiarsi e quindi sentirsi parte di essi.

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.