L’EP d’esordio di SILVI, Il peso del mondo, racconta il bisogno di vivere pienamente il presente, senza rinunciare a osservarlo anche da una certa distanza.
Il progetto nasce dall’incontro con Daniele Catalucci, produttore, bassista e compositore, già al lavoro con Virginiana Miller e Duncan Tucano. Il suono segue una direzione precisa: togliere anziché aggiungere. Pochi elementi sono sufficienti a costruire un paesaggio sonoro diretto, scarno e intimo. Una musica che non ha bisogno di ornamenti e che trova proprio nella sottrazione la sua forza espressiva.
“La mia città”, un omaggio a Livorno
Tra i brani dell’EP spicca “La mia città”, un inno che SILVI dedica a Livorno, alla sua identità e al legame viscerale con il mare e la costa.
La canzone esplora e racconta le diverse anime della città: la centralità del mare e l’attesa dell’estate, le sue radici storiche, con la nascita del PCI nel 1921, l’ironia e le espressioni tipiche dei livornesi, tra i “si farà” e i “come si sta bene qua”. Non mancano le contraddizioni, sintetizzate nell’immagine di “qualche Las Vegas e troppi deserti”. C’è l’acqua alla gola, ma anche quella salmastra e termale che “tutto guarisce”.
Ascoltando il brano, viene spontaneo pensare a Bagnoli di Edoardo Bennato: in entrambi i casi emerge un racconto musicale profondamente legato a un luogo, alla sua identità e al senso di appartenenza di chi lo vive.
A raccontare la genesi della canzone è lo stesso SILVI:
«L’idea nasce da una piccolissima terrazza in cima a un palazzo del quartiere Borgo, uno dei punti nevralgici della città. Livorno che diventa un racconto collettivo di luoghi, persone e appartenenza. Una città che aspetta l’estate, così si dà pace, si sdraia e poi tace».
Video del brano “La mia città”
Cenni biografici
Federico Silvi, chitarrista e compositore livornese classe 1976, collabora attualmente con The Jackie O’s Farm, The Candydates e I Denti di Cane.
La sua formazione musicale affonda le radici nella dimensione più istintiva e fisica del rock. Per anni suona in formazioni a tre, con chitarra e voce, basso e batteria, attraversando punk rock, crossover, post-rock e alternative rock, con testi prevalentemente in inglese. In questo contesto nasce SILVEREIGHT, progetto con cui realizza due dischi e sviluppa un percorso profondamente legato alla cultura indipendente.
Tra le sue collaborazioni c’è I Denti di Cane, duo strumentale chitarra e batteria nel quale esplora sonorità funk e post-rock, dando spazio a un approccio musicale fisico, groovy e diretto. Con The Candydates, invece, si dedica al basso e si confronta con le atmosfere del psycho blues.
L’esperienza più significativa è quella con The Jackie O’s Farm, formazione indie rock caratterizzata da melodie catchy e influenze West Coast. Con la band pubblica tre album, affronta lunghi tour in tutta Italia tra il 2010 e il 2012 e si esibisce anche sul palco del celebre Cavern Club di Liverpool, in una serata condivisa con i Bad Love Experience.








