Parliamo di un vinile che suona bene anche dentro solchi incisi su materiale riciclato. E questo è un punto chiave non solo estetico quanto anche sociale e determinante di Izine che parte dalla società che viviamo per fare critica intelligente e anche leggera in un pop per niente banale. Si intitola “Musica sostenibile”, produzione contemporanea sempre più quadrata, un futuro nel quale l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento creativo, ma una questione energetica, economica ed etica. Il problema, ancora una volta, non è la macchina: è la direzione scelta dall’uomo. Sono tante le forme di inquinamento possibili…

 

COVER IZINEUna produzione oserei definire monolitica. E se ti chiedessi di smagliature? Sono le imperfezioni a renderci umani… cosa ne pensi?

Sono assolutamente d’accordo, sono i nostri difetti, le imperfezioni e le nostre incompiutezze a renderci umani ed unici. E in riferimento alla produzione del disco, di cui sono molto contento, ritengo che qualche elemento di “imprecisione” maggiore potesse essere presente ma in effetti come sappiamo la produzione musicale di questi anni tende più a ragionare in modo molto “quadrato”.

A proposito di sostenibilità: anche la produzione del disco ha in qualche modo sposato il progetto? Parlo delle registrazioni, delle macchine usate etc… se ha senso ovviamente…

Per la produzione curata da Michele Guberti, Massaga Produzioni, abbiamo adottato un approccio standard, uno studio attrezzato in modo tradizionale al Magiari Sound Factory di Ferrara. Diciamo che tanto del lavoro di preproduzione è stato fatto da me nel mio studio quindi soprattutto in quella fase siamo riusciti a contenere l’utilizzo di risorse.

 

 

Un disco sociale, politico… un disco che fa critica alle nostre normalità. Un disco scomodo… come viene recepito secondo te? Perché in fondo è anche un disco di costume…

E’ un punto di vista ben preciso sulla nostra società, ma forse il tono della comunicazione non è tale da risultare “scomodo”, il modo in cui viene mossa la riflessione è il mio modo personale, pacato, non irruento o aggressivo… e vedo che questo tipo di messaggio viene recepito molto bene, mi rendo conto che in tanti ascoltano bene i testi e ne comprendono il senso condividendone anche le riflessioni.

 

 

E con l’A.I. tu personalmente che rapporto hai?

Io personalmente ed artisticamente cerco di non utilizzarla, perché non dobbiamo dimenticare che i data center costano risorse, emettono co2 e consumano energia ed acqua per il raffreddamento.

Cerco sempre di documentarmi molto per capire cosa il prossimo futuro ci riserverà, l’impatto dell’IA sulle nostre vite è già decisivo e lo sarà sempre di più. Il cambiamento è irreversibile questo è chiaro, ciò che farà la differenza saranno le scelte che la razza umana farà su questo tema, se mosse o meno da etica… ma considerando che lo sviluppo di questa tecnologia è in mano a pochissime persone e che è già un business che muove profitti enormi quello che ci aspetta non mi lascia senza preoccupazioni.

In definitiva: sei contro o pro pensando al futuro delle macchine? In fondo è il futuro che ti ha permesso di fare questo disco… non trovi?

Lo sviluppo tecnologico non si ferma, ma per quanto riguarda il mio disco la tecnologia che è stata utilizzata è la stessa che sarebbe stata utilizzata 20 anni fa in uno studio tradizionale attrezzato in digitale con strumenti suonati “in analogico”. Ciò che mi spaventa è l’utilizzo che può essere fatto della tecnologia, basti pensare ai robot poliziotti che ormai sono realtà in Cina e ai robot militari che gli Stati Uniti stanno testando che cambieranno completamente il modo di fare la guerra.