Di Marco Vigliani


MISERO SPETTACOLO

In scena la società italiana

In scena la società italiana

Dal pensiero scritto e decantato da Pier Paolo Pasolini, da quel certo modo di raccontare l’Italia degli anni 60-70 con un appiglio profetico per il futuro, fino alla musica di oggi, digitale quanto basta, antica da andamenti vintage all’occorrenza. La canzone del Misero Spettacolo di Beppe Tranquillino oggi si celebra con un nuovo disco dal titolo “Porci, Pecore e Pirati” prodotto e pubblicato da Zeta Factory. Opera che fonda i suoi basamenti proprio sul pensiero pasoliniano. Da qui le iniziali del titolo del disco come quelle del brano “PPP”, come anche il brano “Transumanza” che attinge direttamente dal romanzo “Petrolio”…e così continuando per tutta la tracklist del lavoro. Per queste e per tante altre ragioni questo disco è stato patrocinato dalla Fondazione Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini. Critica, ironia neanche tanto sottile e quel senso autorevole e personale di trasporre con parole proprie il pensiero di un grande della cultura italiana di tutti i tempi.

 

 

 

La canzone d’autore che torna tra la gente. La canzone d’autore quindi torna ad avere uno scopo sociale secondo voi?

Mi auguro che la canzone d’autore e la musica in generale lo abbia sempre avuto un ruolo sociale. Francamente credo che la musica d’autore popolare, grazie alla sua fruibilità, sia sempre stata necessaria per stimolare coscienza e intelletto popolare e mi auguro continui a farlo ogni giorno. A me personalmente la musica ha cambiato la vita!

 

Mi incuriosisce come il disco passi da brani come “Pressappochista”, che sembra quasi una ballata rock-iris, a “Canzone di profilo”, che sembra un progressive pop italiano. Insomma. Che faccia ha questo disco?

In realtà è venuto fuori così in maniera del tutto naturale. Le canzoni sono state composte ed arrangiate tutte nell’arco di un paio di mesi. Senz’altro siamo contaminati da tutta la musica che ascoltiamo e amiamo e che spazia a 360° tra generi e stili molto differenti tra loro: musica classica, folk, rock, progressive, blues, jazz e molto altro. E poi sinceramente siamo dei convinti sostenitori del fatto che la musica sia semplicemente musica e le etichette stilistiche solo per l’appunto etichette. Se proprio fossi costretto a definire una “faccia” per il nostro disco direi che è un disco cantautorale… non dicendo così assolutamente nulla!

 

Sottolineare il brano “PPP” è doveroso. Come mai questo titolo?

Il brano “PPP” nasce, come del resto tutto il disco, con l’idea di rielaborare in chiave Misero Spettacolo un aspetto del pensiero pasoliniano molto affine all’Italia di oggi e al nostro personale pensiero. Per questa ragione abbiamo pensato di intitolare la canzone con l’acronimo che rappresenta il nostro “muso ispiratore” Pier Paolo Pasolini. Inoltre, attraverso un gioco di parole che hanno per iniziale la lettera “P”, il titolo rappresenta anche le iniziali del protagonista, o voce narrante, della canzone, un ipotetico Ponzio Pilato moderno che svela cinicamente le sue strategie di “p”otere, strategie “p”olitiche e di “p”ropaganda massonica volta all’omologazione ortodossa travestita da democrazia e acerrima nemica del libero pensiero intellettuale.

 

Torno un attimo indietro nella vostra carriera e ripesco “La Maculata di Laura”. Il pensiero, di getto, vola a La Poderosa di Che Guevara. Una trasposizione assurda?

Beh, no, non direi così assurda. Nella canzone Laura rappresenta nei primi versi il prototipo di un personaggio censore della società moderna, una sorta di Don Chisciotte idealista che combatte la sua battaglia contro la mediocrità. Laura è una piccola rivoluzionaria che combatte a favore del “totale” perché convinta sia più grande della somma delle parti e contro l’uniformità. Condanna la mancanza di meritocrazia, la mediocrità dilagante e predica le sue idee che sono pur sempre parte di un disegno, di una macchia indefinita che a sua volta è parte di un progetto vagante ancora più grande e maculato. Il progetto vagante, indefinito, maculato, un po’ uniformato (che non è sinonimo di unito), nel videoclip è stato rappresentato dai Manetti Bros nelle vesti di una bicicletta maculata che passa di mano in mano, viene rubata e rivenduta, vaga per la città portando in giro persone che pedalano, si spostano ma senza amarla davvero come Laura.

Suppongo sia inevitabile che il pensiero vada un po’ alla Poderosa di Che Guevara con la differenza che il Che è stato davvero un rivoluzionario e ha iniziato la sua personale rivoluzione già a cavallo della nota motocicletta, mentre Laura si rivela nel finale della canzone parte di quella mediocrità che tanto condanna e la sua rivoluzione solo una macchia maculata e indefinita che vaga e rimbalza senza criterio per la città.

 

Ma MISERO SPETTACOLO è ciò che fate, ciò che rappresentate o ciò che di cui parlate?

Mi auguro di cuore non sia ciò che facciamo o rappresentiamo. MISERO SPETTACOLO è senz’altro ciò di cui spesso parliamo, che combattiamo e critichiamo dopo averlo analizzato. Quando più di dieci anni fa decidemmo di chiamarci così, ispirandoci ad una nostra canzone intitolata “Misera Canzone” e inserita poi nel nostro secondo disco, puntammo il dito e votammo la nostra musica ad una vera e propria missione contro quel “misero spettacolo” che rappresenta un po’ l’ipocrisia, l’egemonia, la falsità, e molto altro marcio che circonda le nostre esistenze. Prima però di avventurarci in questa missione abbiamo creduto opportuno osservare e analizzare nei dettagli questo “misero spettacolo” per capirne a fondo logiche e strategie. Fermamente convinti poi che quello che abbiamo in qualche modo ce lo siamo meritato, abbiamo iniziato a cercare la trave nel nostro occhio e non abbiamo avuto il coraggio di tirarci totalmente fuori da quel Misero Spettacolo che tanto condanniamo cercando pagliuzze solo negli occhi degli altri. Così abbiamo deciso di dare a noi stessi quel nome con il vero primo grande obiettivo di cambiare prima di tutto il nostro personale microcosmo! Ed eccoci qui!

 

Così parlava Pasolini… ieri. Oggi anche per vostra mano così si parla. Domani culleremo ancora l’arte della celebrazione o passeranno ai fatti?

Sinceramente non credo alla pura e mera celebrazione fine a se stessa. A volte credo sia utile ed un’occasione per far conoscere meglio un pensiero ma non basta. Siamo circondati da celebrazioni e celebratori che scimmiottano idee e slogan trite e ritrite.

Pensiamo troppo e non ci accorgiamo che i fatti sono sotto i nostri piedi. Non ci accorgiamo che la vita è ora ed è qui e soprattutto tocca a noi. Il primo passaggio ai fatti lo possiamo fare solo noi rivoluzionando e nutrendo il nostro personale microcosmo che è parte del macrocosmo.

Troppi Porci e troppe Pecore ma sono convinto che ci siano anche tanti Pirati nascosti e pronti ad ammutinare la nave e a salvarla dal naufragio!


Pubblicata il 24/02/2016