ROBERTO OTTAVIANO
Dark Sides
Dodicilune dischi
2025
E, convinti dal colorismo ma soprattutto dall’umanesimo espressivo dei confratelli di Pinturas nell’operazione “A che punto è la notte”(del 2023), ugualmente paghi dalla migrante esperienza live col collettivo Eternal Love (“People”, 2024), si approccia con curiosità il nuovo investimento che tematicamente punta il dito, con creativa vis polemica, avverso alle “Dark Sides del mondo contemporaneo”.
Riportiamo pertanto la relativa presa di coscienza, non inerte ma proiettiva, del titolare ed ideatore: “ Il lato oscuro dell’umanità si manifesta in molteplici forme – dalle atrocità dei genocidi alle sofisticate manipolazioni finanziarie delle grandi holding. Eventi distanti per modalità, ma uniti da un filo conduttore comune: il potere, l’avidità e la volontà di sopraffazione”.
La materia sonora si palesa polimorfa e pluriidentitaria, con radici e riferimenti formali ancora una volta tratte da contesti e fonti eterogenei – e a tratti impensabili nel loro accostamento.
L’ambientazione quartomondista della giungla e del meridione planetario (A Long Deception), già ripresa dai padri della fusion, tra cui Weather Report, Don Cherry o Jon Hassell, qui abitata da presenze e suggestioni animistiche, funge da preludio ad una scaletta stilisticamente composita, che transita verso le vibranti energie elettroacustiche di Preachers and Merchants, titolo le cui implicazioni polemiche e sdegnate si palesano grazie all’acredine dell’ancia di Ottaviano, sostenuto da una percussione implacabile e arrembante.
Non banale la genesi del titolo Gabriel’s Message, tratta dalla melodia natalizia basca Birjina gaztetto bat zegoen, aprente in forma d’orazione cullante, legante più sponde e fedi mediterranee nel suo andamento composito e arcaicamente levantino.
La concisa, eponima Dark Sides assume possanza blues nell’assertività austera del clarino basso, pressoché a voce sola, preludendo agli estri percussivi ed al solismo serpiginoso in Musk Aroma Therapy for Trumpeters, animato passaggio di fusion old-school e, tra i picchi del dinamismo dell’album, la frenetica Syte esordisce nella meditazione desertica e nella fraseologia balcanica dell’impianto per poi dilagare, fino ad esplodere lungo un flusso vertiginoso, preparato dalle gorgoglianti elettroniche e spiccante un inarrestabile volo in un catartico testa a testa tra corde acustiche ed ancia soprano.

Ancora, misterico esotismo nel temperato clima d’attesa e contemplazione dell’intensa e paesaggistica Waiting the Flood, di musicalità sensibile che procede verso l’evanescenza.
Seduzioni carovaniere da attraversamento degli entroterra afro-eurasiatici nell’intensa, declamatoria Bridal Ballad, a firma originale di Jocelyn Pook, nell’originale un canto infantile ed angelicato, qui strutturato su vigorìe di enunciazione e di passo. Danzante e vivida, Spinosa Lacrimae palesa nel suo andamento uno spirito di partenza interrogativo e dialettico.
Nuovi e più esoterici climi di meditazione nell’interessante ed effettistica costruzione di If You Want to tell me something (shout up), che spinge molto più a Levante i riferimenti atmosferici, laddove nella conclusiva Goin’ Home si compie un percorso opposto, ricalcando l’avventura del mitteleuropeo Antonín Dvořák verso il nordamericano ‘nuovo mondo’, e dalla cui omonima sinfonia trae spunto per un passaggio esplorativo, onirico e nebuloso su cui si staglia il nitore dello sguardo e della coscienza.
Evocando dunque in causa le istanze e le criticità di disparate rotte e sponde del nostro mondo (in cui la cronaca non ci risparmia, fino ad oggi, le collisioni interculturali), la partecipazione musicale è dichiarata quale “atto di resistenza e consapevolezza per sfuggire alla tentazione di autoriferirsi a sé stessa”.
Il dinamico affresco riesce validamente fondato sulla lucida ed assertiva visione del leader, cui contribuiscono il polivalente ed energetico drumming di Ermanno Baron, l’apporto orientalista all’oud di Peppe Frana, le immaginifiche elettroniche di DJ Rocca (Luca Roccatagliati), il solido e connettivo legante di Giorgio Vendola.

Se non vettore di spunti innovativi, l’ensemble è certamente partecipante al mondo delle forme “di contatto ed intercambio”, ed il titolare ed ideatore Roberto Ottaviano elargisce una nuova articolazione stilistica nella fissazione di un rinnovato affresco estetico, composito ed interrogativo su un mondo lacerato. E dunque, sembra aver ulteriormente ruotato l’asse del proprio senso del “melting”, capitalizzando il portato esplorativo di disparate estetiche, a nuovo complemento di un’ampliata visione ‘fusionista’ di senso partecipativo, riflessivo e civile.
Musicisti:
Roberto Ottaviano, sax soprano, clarinetto alto, elettroniche
Peppe Frana, oud
Luca ‘DJ Rocca’ Roccatagliati, elettroniche, loops, campionatore
Giorgio Vendola, basso, elettroniche
Ermanno Baron, batteria, percussioni
Tracklist:
01. A Long Deception 2:51
02. Preachers and Merchants 4:53
03. Gabriel’s Message 8:20
04. Dark Sides 2:24
05. Musk Aroma Therapy for Trumpeters 3:37
06. Syte 5:48
07. Waiting the Flood 3:10
08. Bridal Ballad 3:46
09. Spinosa Lacrimae 3:51
10. If You Want to tell me something (shout up) 5:42
11. Goin’ Home 5:31
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