PAOLO FRESU, DAVID LINX, GUSTAVO BEYTELMANN | Trama latina

PAOLO FRESU, DAVID LINX, GUSTAVO BEYTELMANN
Trama latina
Tuk Voice / Baco Distribution
2026

Siamo ormai assuefatti alla velocità e probabilmente non ce ne rendiamo conto. Viviamo come macchine automatiche, sommersi da scadenze, con l’incudine algoritmica che schiaccia ogni spazio libero. Il tempo si misura in rendimento, la distrazione diventa performance e la pausa un’inefficienza da correggere. Qualcosa però sta cambiando, forse è solo stanchezza, forse è qualcosa di più, e dischi come “Trama Latina”, che richiedono silenzio e spazio mentale per esistere, stanno arrivando nel momento giusto.

“Trama Latina”, Paolo Fresu tromba, flicorno ed effetti; David Linx voce; Gustavo Beytelmann pianoforte, è uscito in digitale il 17 aprile 2026 per Tuk Voice, l’etichetta di Fresu, e in versione fisica dal 22 maggio. Undici brani, registrati e mixati tra il 6 e l’8 maggio 2024 all’Artesuono Studio di Cavalicco (UD) da Stefano Amerio (non è un dettaglio inserito per campanilismo friulano ma per eccellenza riconosciuta).

Il titolo lavora su un doppio piano. Trama, in narratologia, è il tessuto connettivo delle idee che compongono una storia; in tessitura, è il filo che attraversa l’ordito. Qui entrambe le definizioni funzionano: la storia è continentale -Argentina, Cuba, Messico, Brasile, Sardegna, Belgio – e i fili sono lingue che coesistono senza gerarchia. Il sottotitolo del secondo brano, A falta de um lugar (diáspora), formula implicitamente un manifesto a sottolineare che questo non è un disco sulla musica latinoamericana come tradizione da conservare, bensì un disco sull’erranza culturale e sulla trasmissione di forme attraverso distanze che non si chiudono mai del tutto. Fresu scrive testi in sardo sulla musica di Linx, Linx adatta in olandese composizioni di Milton Nascimento, Beytelmann ricompone dall’interno il sistema accordale del tango post-piazzolliano. La traduzione diventa quindi un atto compositivo autonomo.

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Il repertorio – Armando Manzanero, Piazzolla con testo di Horacio Ferrer, Pablo Milanés, Milton Nascimento, Atahualpa Yupanqui – viene ridisegnato da tre musicisti che quella musica la vivono da decenni con la libertà di chi conosce la struttura abbastanza da non doverla rispettare alla lettera. La parola omaggio, con la riverenza che implica, qui non è, dunque, applicabile.

Beytelmann è il caso più rivelatore. Nato in Argentina nel 1945, pianista di Piazzolla nella tournée europea del 1977, quella aperta all’Olympia di Parigi in marzo, quando Georges Moustaki portò l’orchestra elettronica del bandoneonista sul palco, conosce il tango nuevo dall’interno, e si sente. Il suo approccio è tutt’altro che imitativo perché lavora sul tango come sistema accordale aperto, ne redistribuisce i centri di gravità e soprattutto introduce deviazioni armoniche che rimandano alla sua formazione parallela nel jazz. Su La casita de mis viejos, tango scritto da Juan Carlos Cobián, anch’egli pianista, soprannominato “el Chopin del tango”, con testo di Enrique Domingo Cadícamo, Beytelmann elimina i picchi drammatici che la tradizione ha sedimentato facendo rimanere lo scheletro armonico, che regge perfettamente. La scelta di mettere un pianista a rileggere un tango scritto da un altro pianista non è indifferente, c’è, evidentemente, una conoscenza della struttura interna dello strumento che guida ogni decisione.

Fresu rallenta e rimane un passo indietro rispetto alla sua abituale centralità timbrica. Su Chiquilín de Bachín, infatti, la tromba si muove ai margini della struttura armonica. Su In Coro Tou, testo in sardo scritto con Linx, che tradotto significa “nel tuo cuore”, il flicorno costruisce vuoto intorno alla voce. Mi spiego meglio perché a mio avviso è importante: le note ci sono, ma lasciano uno spazio che nessuno riempie. È una comprensione precisa del silenzio come elemento costruttivo, distinta dalla mera economia di note. Nel jazz europeo quella consapevolezza ha radici solide, Davis la teorizzava, Chet Baker la abitava per natura e Fresu vi appartiene per formazione e temperamento. In Trama Latina la applica con rigore: ogni pausa è una dichiarazione di intenti, il silenzio è ciò intorno a cui le note si organizzano. Tenere il silenzio nella musica significa quindi riconoscere il peso di ciò che si sceglie di non suonare.

Il brano più rivelatore è No room for maybes here (nem um talvez), oltre otto minuti su una composizione di Hermeto Pascoal. Nem Um Talvez è pezzo di storia: apparve nel 1971 su “Live-Evil” di Miles Davis , attribuito erroneamente a Davis nell’edizione originale, in una seduta dove Hermeto cantava all’unisono con la tromba. Pascoal è morto nel settembre 2025, a ottantanove anni, pochi mesi prima dell’uscita del disco: il brano porta così una risonanza che il trio non ricerca e non enfatizza in alcun modo. La scelta chiude però un cerchio critico: Fresu viene spesso collocato nella linea davisiana del jazz europeo sia per suono aereo che per gestione del silenzio, e includere una composizione che apparve con Davis, firmata da Hermeto, riattiva quella genealogia, sebbene in modo trasversale.

In questo disco Linx tiene insieme coordinate geografiche altrimenti disperse. Nato a Bruxelles nel 1965 in una famiglia radicata nel jazz — il padre Elias Gistelinck fu co-fondatore del Jazz Middelheim — ha costruito una carriera segnata da collaborazioni decisive, da Toots Thielemans a Fresu stesso. La voce è controllata, con un fraseggio che mette al centro la parola. Canta in spagnolo, olandese e inglese senza forzature dialettali, con un’identità che resta riconoscibile indipendentemente dalla lingua, risultato che richiede un controllo del timbro completamente sganciato dall’idioma.

Il disco è lento per estetica, e la lentezza è il materiale da modellare. Per una musica, quella latinoamericana, che nella ricezione europea finisce spesso ingabbiata in aspettative preconfezionate, fatta di calore immediato e colore ornamentale in primo piano, “Trama Latina” opera una sottrazione sistematica togliendo sia spettacolarità che spazio decorativo. Quel che rimane è la struttura, con accordi che reggono il peso della storia e silenzi che articolano ciò che la melodia da sola non risolverebbe. Ridare nuova forma a una musica incasellata all’interno di dinamiche preconfezionate è un atto critico (prima che estetico).

Stefano Amerio all’Artesuono Studio di Cavalicco, punto di riferimento per l’incisione acustica jazz in Italia, lavora su una spazialità esplicita e una dinamica non compressa. Nulla è amplificato artificialmente per sembrare più presente di quello che è. Anche questa è una forma di coerenza.

“Trama Latina” non darà soddisfazione a chi si aspetta Fresu in primo piano o il tango nei suoi picchi drammatici perché questo disco ha scelto la necessità espressiva sull’effetto e l’essenziale sul decorativo. Quella scelta si sente dall’apertura alla chiusura, nel peso di ogni silenzio, nel numero di note che non vengono suonate. A molti sembrerà sottrazione ma per chi sa ascoltare oltre la nota, è esattamente il contrario.

 

Musicisti:

Paolo Fresu, trumpet, flugelhorn and eff ects
David Linx, vocals
Gustavo Beytelmann, acoustic piano

Tracklist:

01. Esta tarde vi llover (5:22) [A. Manzanero]
02. A falta de um lugar (diáspora) (3:58) [C. Viafora – P. Fresu]
03. My first love (el primer amor) (4:45) [P. Milanés – trad. D. Linx]
04. Chiquilín de bachín (6:11) [A. Piazzolla – H. Ferrer]
05. Making haste (3:55) — [D. Linx – G. Beytelmann]
06. No room for maybes here (nem um talvez) (8:13) [D. Linx – H. Pascoal]
07. In coro tou (4:38) [P. Fresu – D. Linx]
08. Each day new (4:31) [D. Linx – P. Fresu]
09. Perron (encontros y despedidas) (3:30) [M. Nascimento – trad. F. S. Damsté]
10. La casita de mis viejos (4:49) [J. C. Cobián – E. D. Cadícamo]
11. La añera (5:08) [A. Yupanqui – M. Cordoba Nabor]

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