PAOLO ANGELI & TENORE MURALES DE ORGOSOLO | Vinti ‘e Maju

PAOLO ANGELI & TENORE MURALES DE ORGOSOLO
Vinti ‘e Maju
ANMA Productions/ ReR megacorp
2026

Vinti ’e Maju (ANMA Productions / ReR Megacorp) è l’esito di un “impatto frontale” tra la chitarra sarda preparata di Paolo Angeli, un ordigno orchestrale a venticinque corde capace di muoversi tra free jazz, post-rock e rumorismo folk, e il Tenore Murales de Orgosolo, custode di una polivocalità ancestrale che affonda le radici nel cuore pulsante e impenetrabile della Barbagia.

Il risultato è la profonda assimilazione della reciproca grammatica. Angeli piega la sua chitarra a una disciplina quasi confidenziale, entrando nelle maglie strette del canto gutturale e imitando le tensioni di hontra e bassu. Le voci dei Murales accettano lo spiazzamento, rinunciando temporaneamente alla rassicurante impalcatura del coro per esporre la nudità del timbro individuale alla manipolazione elettroacustica.

L’album si rivela così come un viaggio drammaturgico in cui l’analisi dei singoli brani diventa racconto di un intero territorio.

L’apertura è affidata alla strumentale Mesaustu, in cui Angeli in solitaria evoca spazi dilatati e aridi attraverso armonici algidi, dinamiche percussive ed evoluzioni ipnotiche della “chitarra-orchestra”, preparando il terreno acustico senza l’ausilio delle voci. L’ingresso del Tenore avviene, così, con straordinario impatto nella successiva No sias Isciau (Seria). Basato sui versi di tziu Remundu Piras, il brano si sviluppa su una melodia a sa seria, solenne, ferma e priva di qualsiasi concessione strumentale. L’assenza della chitarra trasforma la traccia in un salmo vocale puro, di spaventosa gravità acustica, che trova un contraltare lirico e sospeso in Mare e Mesu (A Poesia), dove la voce solista fluttua su un tappeto di risonanze lignee e corde pizzicate che creano una tensione drammatica.

La narrazione si fa più spigolosa in Meriare (Vardeina), pezzo legato al dramma dell’emigrazione che si sviluppa su una ritmica claudicante e spezzata, dove la chitarra preparata genera pulsazioni acide alla soglia del post-rock. A questa spinta materica rispondono i momenti di forte astrazione timbrica e microtonale di La Fola (Fa diesis) e Tramuda (Tasgia). Se La Fola si offre come un frammento spettrale e puntillistico fatto di silenzi, risonanze sfregate e note isolate, in Tramuda l’esperienza documentaria si fa radicale. Il brano è infatti introdotto, sin dall’apertura, da un prezioso parlato storico d’archivio. Questa voce agisce come una soglia temporale, un fantasma sonoro che introduce il canto del Tenore, impegnato a rievocare i sentieri e le suggestioni della transumanza oltre i confini della Barbagia.

Laddove ci si aspetterebbe la liberazione coreutica della tradizione, in Muri (Baddu a Passu) i tempi del ballo vengono assecondati da riff ostinati, prima di spegnersi nella coda del brano per lasciare spazio a una drammatica voce storica recitante, un’ulteriore incursione della memoria nel tessuto sonoro. In Filu e trama l’iniziale oscurità dell’archetto si squarcia nella seconda metà per accogliere un impasto corale differente, acuto e teso, che evoca canti confraternali e devozionali. Questa dinamica esplode chiaramente nella title-track Vinti ‘e Maju (Ballu Hantau), dove la polifonia si tinge esplicitamente di tonalità femminili: l’innesto delle voci delle prioresse che recitano il Rosario dialoga con la frenesia ritmica, portando a compimento il cortocircuito tra la sacralità arcaica e la spinta rivoluzionaria del maggio orgolese del 1969. Il viaggio si chiude con la conclusiva Istranzos (Amutos), in cui l’incedere si fa meditativo, sorretto da una vocalità individuale che abbandona l’omogeneità del coro per farsi lamento collettivo e scudo contro l’omologazione.

Se nel 1977 Marcello Melis, con il fondamentale Bamunu, aveva intuito la convergenza tra il jazz di prima linea e il Tenore Rubano, Paolo Angeli e i Murales compiono un passo ulteriore: abitano la medesima ferita storica. Vinti ’e Maju si impone così per la sua natura scabra ed essenziale. È un’opera in cui l’avanguardia non è una fuga in avanti verso l’iper-tecnologia, ma uno scavo profondo nel tempo, capace di dimostrare che la tradizione, per rimanere viva, deve necessariamente accettare il rischio di una metamorfosi.

 

Musicisti:

Paolo Angeli, chitarra sarda preparata, voce, elettronica
Tenore Murales de Orgosolo:
Franco Corrias, voche
Salvatore Musina, Cosimo Mureddu, mesuvohes
Maurizio Bassu, hontra
Antonio Musina, bassu

Tracklist:

01. Mesaustu
02. No sias Isciau (Seria)
03. Mare e Mesu (A Poesia)
04. Meriare (Vardeina)
05. La Fola (Fa diesis)
06. Bramas (Lestra)
07. Tramuda (Tasgia)
08. Muri (Baddu a Passu)
09. Vinti ‘e Maju (Ballu Hantàu)
10. Sa Lota ‘e Pratobello (Passu Torrau)
11. Paradura
12. Filu e Trama
13. Istranzos (Amutos)

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