Con “Nothing But A”, Low Rizz apre una nuova fase del proprio percorso musicale. L’album raccoglie influenze diverse e momenti di vita trasformati in suono. In questa intervista racconta la spontaneità che ha guidato il progetto e la libertà con cui ha scelto di presentarsi finalmente come artista.
Un saluto a te, Low Rizz. “Nothing But A” nasce da un’urgenza autentica e molto libera. Che ruolo hanno avuto i tuoi momenti più spontanei nella scelta dei brani da inserire nell’album?
Fondamentali, per fare un esempio mi sono trovato una sera dello scorso inverno con un ragazzo che fino a qualche anno fa era solo un mio conoscente perché abbiamo frequentato la stessa scuola (quello che ora è il mio batterista). Sentendo i pezzi diceva che avrei dovuto fare una raccolta di tutti i più forti che avevo prodotto. Io già sapevo che erano effettivamente pubblicabili, ma non credevo fosse ancora il momento.
Nel disco si sente un viaggio che attraversa trap, soul, funk e R&B: questa varietà è frutto di ricerca o semplicemente del tuo modo naturale di fare musica?
Ho sperimentato tanti generi prima di arrivare a capire in quale bolla collocarmi, ho sempre ascoltato tanta musica senza mai categorizzarla, e ogni volta che mi viene l’impulso di scrivere una canzone descrivo tutto ciò che sento o che vedo, ripescando tutte quelle note, armonie e strumenti che mi si sono “incastrati” nel cervello. Per cui credo che sia un po’ per entrambe le cose, il mio modo naturale di fare musica è basato su questa continua ricerca.

Mettersi al centro del progetto dopo anni dietro le quinte può essere un salto importante: quando hai capito che era il momento giusto per farlo?
Erano già anni che producevo, e man mano che vedevo gente venire in studio mi saliva sempre più la fame di fare quel passo. Sentivo il bisogno di dimostrare a me stesso che avrei dovuto essere l’unico ad avere il permesso per scrivere su quei beats, ma ancora non mi sentivo all’altezza. Qualche anno dopo creavo basi così uniche e complicate che finalmente arrivai a pensare che senza la mia voce stridula e grezza, sarebbero solo state sprecate.
C’è un brano del disco che, secondo te, rivela una parte di te solo a chi lo ascolta con attenzione?
In più di un pezzo parlo del conflitto che vivo con mio padre, ma in particolare Busier, ogni riga è diretta a lui.











