Mister Scala: il funky che nasce dal silenzio delle città

Il singolo “Neanche l’ombra di un gatto” racconta un’immagine molto precisa: una città immobile osservata durante il silenzio irreale della pandemia. Mister Scala unisce un groove funky caldo e vintage a una storia intima e generazionale, trasformando un momento di sospensione collettiva in una narrazione musicale sorprendentemente vitale.

 

Ciao Mister Scala, “Neanche l’ombra di un gatto” nasce da un’immagine molto precisa: una città vuota osservata da una finestra durante la pandemia. Quando hai scritto il brano avevi già in mente questo contrasto tra silenzio urbano e fantasia giovanile?

Sono partito da una immagine quasi cinematografica e in un secondo momento ho lavorato sull’arrangiamento musicale. Volevo assolutamente scrivere qualcosa sulla pandemia.

Il brano ha un’anima funky molto calda e vintage, ma racconta una situazione recente e molto concreta. Come sei riuscito a far convivere queste due dimensioni musicali e narrative?

Mi stimolava l’idea di costruire un brano funky un po’ anomalo, lontano dai soliti schemi: ho lavorato sul contrasto tra l’energia mentale della ragazza (ritmo funky) e l’atmosfera del testo (silenzio e desolazione).

In alcuni passaggi il groove rimane volutamente molto lineare e rilassato. È stata una scelta per lasciare spazio al racconto della storia più che alla spettacolarità dell’arrangiamento?

Si, volevo mettere in primo piano la narrazione senza aggiungere il classico ritornello, in modo da richiamare un arrangiamento un po’ vintage.

Guardando al tuo percorso artistico, che attraversa decenni di musica e collaborazioni importanti, cosa ti ha spinto oggi a raccontare una storia così legata alla sensibilità di una generazione giovane?

Sono stato un ragazzino anch’io e ricordo bene quanti sogni e progetti avevo nel cassetto. Mi stimolava entrare nella mente di un’adolescente costretta a stare chiusa in casa: poteva viaggiare solo con la fantasia e sperare di ritornare ad una vita normale.