C’è un punto in cui la musica e lo sport smettono di essere mondi paralleli e diventano una sola espressione, umana, di vita, di suono anche… un viaggio che è allegoria di quel divenire lento che ci accomuna tutti, nessuno escluso. È lì che si muove Luca Frigeri, cantautore modenese che con il suo “Pop Spirituale” – etichetta che in passato è stata sventolata più e più volte anche pensando alle scritture di Claudio Chieffo – prova a riportare al centro ciò che spesso dimentichiamo: gratitudine, ascolto, fraternità, un rapporto più sincero con la natura e con noi stessi. Le sue canzoni accompagnano un viaggio reale e simbolico — quello condiviso con l’atleta paralimpico Andrea Devicenzi da Modena a Roma — e diventano testimonianza viva di una ricerca che non vuole fermarsi alla superficie. Nei brani “Amore per te” e “Solo un uomo” c’è la traccia di tutto questo ed è un bel manifesto non solo di stile ma anche di intenzione e di messaggio. Siamo dentro la forma che non vuole maschere e trucchi estetici…

 

COVER DISCO FRIGERIDa qualche parte leggo la parola “crossover” quando si parla del tuo suono e del tuo modo di sagomarlo. Ha senso?

Si, perché è un ponte che passa sopra il sacro e il profano, è un’esigenza impellente del nostro tempo che ha perso molto del lato spirituale della vita, a favore di un imprecisato guadagno veloce, materiale ed effimero, che si rivela troppo spesso illusorio e fake

Oggi il pop, più di ieri, viene sempre bistrattato. Secondo te perché?

C’è pop e pop, c’è quello naïf e anche quello della cultura, ma il pop sa parlare con semplicità a tutti, e col cuore. Forse il processo artistico Pop è proprio quello di elaborare un’idea o messaggio comprensibile a tutti. Per me Lucio Dalla, Luca Carboni o Prince sono Pop, adatti a tutti.

Quanta sacralità ha la tua canzone in generale?

Molta, perché per me la vita è un fatto spirituale prima, poi tutto il resto….  Questo è il punto di incontro che auspico per l’uomo, perché senza essere connessi spiritualmente prima di tutto, credo non ci possa essere mai pace e la serenità.

E per te oggi la fede che ruolo ha nella società e nell’arte?

Per me la fede è un dono, non è facile spiegarla a chi non ce l’ha; è quella certa cosa che c’è dietro all’Ordine delle cose e all’Amore.

Semina e raccolti di questo viaggio con Andrea Devicenzi?

Un viaggio impegnativo, ma pieno di emozioni e spiritualità, anche perché Francesco è sempre stato il più vicino alla mia naturale inclinazione e visione delle cose, è il Santo di tutte le creature e dell’ecologia. Con Andrea ci siamo trovati subito in sintonia di pensiero e abbiamo capito che assieme avremmo potuto portare più forte questo messaggio di Connessione spirituale alle persone.