Dal titolo greco “Odòs” al significato ordinario che possiamo trarne per la quotidianità… significa un cammino, un percorso che quasi si rende visibile. Sono 8 canzoni che l’autore italiano Umberto Raffaelli ha scritto dagli anni ’60 ad oggi… e in questo tempo attuale, l’oggi significa anche un suono moderno, un modo digitale, fatto di intelligenze programmabili e automatiche. La figlia, Lara Letizia, le riprende queste canzoni e le ricanta oggi con il suo modo e il suo ricamo. E lascia intatta quel certo modo di pensare alla melodia (ovviamente), gioca a citare il tempo dei karaoke di piazza e si cimenta anche in coraggiose rivoluzioni di genere, dai classici al jazz. E tutto questo diventa un disco di canzoni “nuove”, con una nuova vita… di pop e di tante altre cose interessanti.

 

Il suono di questo disco spazia dal pop deciso, quasi industriale, a suoni di karaoke. Che tipo di scelte avete fatto in sede di produzione?

La scelta è stata abbastanza semplice: abbiamo scelto, tra le centinaia di canzoni di papà, quelle che a me piacevano di più. Poi abbiamo valutato se potessero “calzarmi”… e, chiamiamola per magia o, semplicemente, per familiarità, solo con qualche piccola modifica sono diventate il bellissimo “abito da ballo” che sto indossando.

E mi colpisce “Io sola sarò”. Sembra davvero riportarmi dentro certi bar di provincia… che scelta è stata e come avete ripescato quei suoni lì?

Io sono una ragazza di provincia; non per nulla Max Pezzali e gli 883 sono uno dei miei cantanti/gruppi preferiti e chi più di loro ha saputo cantare e descrivere la provincia? Tornando a noi il leitmotiv di questo album era quello della semplicità, tornare ad una musica e a delle canzoni “semplici”. Quasi tutti i miei pezzi vogliono essere semplici, dove la musica torna ad essere quel qualcosa che infonde emozioni nell’ascoltarla in quanto musica, non perché portatrice di taluni valori o talaltri messaggi. Quello che voglio io e proprio la canzone semplice, che parla al cuore della gente senza offuscare il cervello, proprio come le canzoni che si ascoltavano nei baretti di provincia, caratteristici della mia infanzia.

 

 

Parliamo invece del contrasto tra jazz e l’autotune dell’ultima traccia. Come dobbiamo leggerla? Anche qui ci sono molti suoni sintetici che fanno il verso al jazz…

Ecco… nella risposta precedente ho detto, volontariamente, “Quasi tutti i miei pezzi…”, perchè è proprio qui che si inserisce “Raccontami la tua storia questa sera” . Infatti questo è un brano nel quale abbiamo voluto giocare e sperimentare: ci serviva un ultimo brano per chiudere l’album e sono andata a recuperare questo, che era la sigla di uno spettacolo musicale che portò in scena, qualche anno fa , mio papà. L’impostazione era brano da avanspettacolo degli anni ‘60: con questo ricordo jazz. Questo era la sperimentazione che volevo, un brano che uscisse dai miei canoni e mi facesse un po’ giocare. In studio ci venne in mente un’idea: proviamo anche questo autotune, mezzo così in voga in questo periodo, che permette a persone totalmente stonate di vincere importanti rassegne nazionali e ad emeriti nessuno di diventare cantanti idolatrati dalle folle e dai critici. Ci siamo detti: se funziona così bene con gente che parte da sottozero, figuriamoci con me, che ho, invece, una base di partenza (ricordo che negli altri brani l’autotune è rigorosamente bandito!). Quindi abbiamo giocato e fatto l’esperimento: Ecco, quello che è uscito ci ha lasciato delusi e sconcertati… Ma proprio questo risultato mi ha convinto a lasciare il pezzo nel disco: a dimostrazione e denuncia che, se sai cantare veramente, l’autotune diventa solo un limite… Diciamo che è la mia piccola firma polemica dell’album. Comunque dal vivo il pezzo sarà rigorosamente cantato senza “la macchina infernale”…

È un disco “di famiglia” in qualche modo… tuo padre in che misura è intervenuto?

Papà ha seguito tutta la nascita e lo sviluppo del progetto: infatti il disco è quello che è grazie al confronto e, talvolta, allo scontro tra noi due. È un disco di famiglia a tutti gli effetti: infatti ha collaborato come produttore e regista dei video anche mio fratello Luca, importante attore e regista.

Delle versioni originali cosa resta in questo disco?

Tutto, l’anima, lo spirito, la forza, la semplicità… Io le ho solo adattate e rese un po’ più mie.