“Laggiù” di Andrea Perrozzi insegna l’arte dell’attesa

In “Laggiù” colpisce il tempo della scrittura: non immediato, non reattivo, ma atteso. Andrea Perrozzi lascia che il dolore decanti, che trovi da solo le parole giuste, senza violenza. L’ispirazione arriva all’improvviso: nel momento esatto in cui il sole tocca l’orizzonte.

 

Andrea, è un piacere averti qui per parlare del tuo nuovo brano. Quanto è stato difficile accettare di non scrivere subito il testo?

Non è stato difficile, è stato necessario.

Ma ho capito che non era il momento. La musica c’era, ma le parole no, e forzarle sarebbe stato un tradimento. Nella mia testa era abbastanza chiara la direzione ma quello che usciva non era all’altezza delle mia emozioni. Avrei banalizzato.

Ho lasciato che il tempo facesse il suo lavoro. A volte scrivere significa anche saper aspettare.

Hai mai avuto paura che il silenzio fosse una forma di resa? O credi che, proprio in quella dimensione, si nascondano le parole più belle?

Il silenzio può far paura, sì.

Sembra inattività, sembra rinuncia. In realtà è ascolto.

Nel silenzio le parole non vengono scelte, arrivano. In fin dei conti erano solo nascoste tra la penna e il foglio.

E quando arrivano così, sai che sono quelle giuste, perché non stanno cercando di spiegare tutto, ma di dire l’essenziale.

Oltre allimmagine del sole che tocca lorizzonte, cosa ti ha fatto capire che la parola laggiù” era quella definitiva?

È stata una parola che si è imposta da sola. Anzi, all’inizio era la parola messa per sostituire temporaneamente quella che non veniva.

Non l’ho cercata, non l’ho pensata troppo. Poi, improvvisamente si è rivelata. Era già li e non lo avevo capito.

“Laggiù” aveva dentro una distanza, un’assenza, ma anche una direzione.
Era il luogo dove avevo messo quella storia per non farmi travolgere, ed era giusto chiamarla così, senza edulcorarla.

Oggi siamo ancora capaci di attendere? Perché, a tuo parere, alcuni vogliono tutto e subito?

Credo che abbiamo disimparato ad aspettare perché l’attesa ci mette a contatto con noi stessi. E non sempre è un incontro comodo.

Volere tutto e subito è un modo per non sentire il vuoto, per non restare soli con le domande. Tutto si fa velocemente senza attendere. Un ordine online lo fai solo perché te lo consegnano domattina. Un video lo guardi solo perché dura 15 secondi, poi scrolli.

Ecco, se oggi potessimo scrollare i problemi lo faremmo senza indugi. Ma certe cose – una canzone, un’emozione, una verità – hanno bisogno di tempo.