GONZALO RUBALCABA
Gonzalo plays Pino
Itinera Musica
2025
E tanto di sé deve aver trovato Rubalcaba nell’approcciarsi ad un repertorio così vasto e stilisticamente variegato, da cui scegliere i brani più rappresentativi (?), forse quelli a lui più congeniali (?). Quel che è certo è che il suo istinto non l’ha tradito. E non ha tradito nemmeno la scelta di una band tutta campana. Ne sono venute fuori undici gemme preziose, registrate tra Napoli e Miami, in cui il pianoforte di Rubalcaba dialoga con la scrittura di Pino con rispetto ma senza timori reverenziali. E in cui il contributo di ciascun musicista si rivela decisivo, complice gli arrangiamenti “sartoriali” realizzati dal pianista cubano.
Cumbà è il brano che per primo mette in contatto i due mondi, consentendo a Gonzalo e Pino di incontrarsi a metà strada e rappresentando con la giusta pulsazione tutti i Sud del mondo. Il pianoforte imposta un disegno regolare nella mano sinistra, che sostiene l’armonia con poche note pesate, mentre la destra lavora per sottrazione: frasi brevi, accenti spostati che creano un movimento ondulatorio interno.
La sezione ritmica accompagna senza invadere: il contrabbasso di Aldo Vigorito preferisce linee essenziali, Claudio Romano lavora sul colore più che sul gesto, amplificando le imprescindibili percussioni di Giovanni Imparato con piatti controllati e colpi leggeri che incorniciano il discorso del piano. Fino al ruggito di sax finale con il quale si chiude il pezzo. La cantabilità tipica di Pino rimane nelle linee di piano, nella morbidezza degli accordi aperti, nella nostalgia che affiora tra una pausa e l’altra. È una lettura sobria, asciutta, matura, in cui il rispetto passa attraverso la misura.

Gonzalo Rubalcaba (ph. Titti Fabozzi)
Anche in Sicily Rubalcaba sceglie una via lirica, energica ma controllata, lontana da qualunque idea di sfoggio tecnico. È un pezzo che funziona proprio perché non vuole impressionare: lascia spazio, si affida alla qualità della melodia, al colore degli accordi. Una pulsazione continua e quasi ipnotica di contrabbasso, percussioni e batteria accoglie le improvvisazioni “elettriche” di Giovanni Francesca e di Daniele Sepe.
Tutta ’nata storia perde il carattere esplosivo a favore di uno più narrativo. Rubalcaba si sente a suo agio nella struttura, ne esalta il tema e lo tratta come uno standard. Complici le armonie del mascalzone latino, che danno un senso di moto continuo, la sezione ritmica procede con passo sicuro e Rubalcaba e Sepe si esaltano improvvisandoci sopra, pur mantenendo sempre il legame con la linea originaria.
A questo punto inizia un altro disco. Le composizioni scelte sono quelle più poetiche di Pino, eccezion fatta per Toledo.
Gesù, Gesù è una “preghiera” prima piano e voce, quella intensa di Maria Pia De Vito. Poi altrettanto intensa e liturgica, con più energia, ma sempre controllata, con l’ingresso della ritmica. E’ questo il primo dei brani in cui i silenzi, le pause “suonano” spesso al pari o più delle note. Rubalcaba riprende i brani più iconici di Pino quasi senza voler intervenire, quasi a volerne assaporare il suono nativo sotto le dita. Lo stesso avviene per Pace e Serenità, ancora sussurrata da Maria Pia De Vito, in cui tutto lavora per creare un clima disteso, quasi sospeso. In Napule è protagonista è il contrabbasso e l’andatura la fanno le spazzole. Le parole non servono, ognuno le canterà nella sua testa e nel suo cuore. Chi tene ‘o mare è una struggente e universale ballad, mentre Maggio se ne va e Lazzari felici mantengono l’atmosfera dolcemente malinconica.

Toledo per un momento interrompe questo climax. E’, insieme a Tutta ’nata storia, il brano in cui più di tutti “Gonzalo plays Pino”, trasformando il pezzo in un piccolo gioiello di equilibrio dinamico, in cui la “fusione” tra elementi latini e jazzistici emerge con naturalezza e la mano del pianista cubano si sente in ogni scelta, nel phrasing fluido alternato a brevi cluster percussivi, nel groove pulito della batteria che incede senza invadere, nei contrasti ben dosati senza mai perdere il filo narrativo. Rubalcaba ne estrae l’essenza ritmica e armonica, portandola in un territorio più jazzistico, ma fedele allo spirito ibrido del pezzo originale. Quando è l’approdo finale. Tutto è messo al servizio della cantabilità del brano, che qui viene riletto con calore, ma senza interventi eccessivi.
In uscita per l’etichetta pomiglianese Itinera Musica, “Gonzalo Plays Pino” nasce da una felice intuizione del suo direttore Onofrio Piccolo, che già nel 2021, in occasione del concerto di Rubalcaba al Pomigliano Jazz con il progetto “Mascalzone Latino”, ne aveva intravisto le potenzialità. Il ritorno del pianista cubano al festival nell’edizione 2025 ha permesso di dare forma compiuta all’idea, trasformandola in un vero progetto discografico.
“Gonzalo Plays Pino” è un lavoro di grande equilibrio, tra gli omaggi meglio riusciti nel decennale della scomparsa di Pino Daniele, è un disco capace di parlare tanto a chi conosce a fondo il suo repertorio quanto agli estimatori del pianista cubano: per i primi è l’occasione di risentire queste canzoni spogliate e rimesse in circolo con un accento diverso, per i secondi la conferma che il catalogo dell’artista napoletano può reggere senza complessi il confronto con i grandi songbook del Novecento.
Musicisti:
Gonzalo Rubalcaba, piano, keyboards
Daniele Sepe, tenor sax
Aldo Vigorito, double bass
Claudio Romano, drums
Giovanni Imparato, congas, bongos, chequeré, percussion
Giovanni Francesca, guitar
Maria Pia De Vito, voice
Tracklist:
01. Cumbà 10:53
02. Sicily 7:10
03. Tutta n’ata storia 7:49
04. Gesù Gesù 6:30
05. Pace e serenità 4:00
06. Toledo 7:00
07. Napule è 6:05
08. Chi tene ‘o mare 5:48
09. Maggio se ne va 3:26
10. Lazzari felici 6:58
11. Quando 5:28
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