DANIELE SEPE
Capitan Capitone (e i Fratelli della Costa) 40N 14E
Futurecords (Feltrinelli)
2026
Ma – per chi non lo sapesse – Capitan Capitone in arte, ma al secolo Daniele Sepe, di primo mestiere fa il pirata su un vascello disastrato e, come seconda attività, non essendo capace di abbordare galeoni e rubare tesori – lui non farebbe male ad una sardina – fa il sassofonista, il compositore, l’arrangiatore, a volte anche il poeta, “maledetto” ma pur sempre poeta e, secondo il gradimento generale e le stime dei critici, se la cava più che dignitosamente.
Le coordinate nautiche 40N 14E – mi sono informato per curiosità – rappresentano un punto in mezzo al Mediterraneo, a circa 53 miglia nautiche da Salerno e 34 dall’isola di Capri, esattamente nella posizione ideale per il legno di uno come il Capitone.
Da laggiù, in compagnia della sua ciurma, formata da cialtroni in fatto di marineria ma ottimi musicisti in senso artistico, da anni racconta le sue storie e le sue avventure, giungendo oggi alla sua quarta edizione.
Sempre per chi non lo sapesse – e sarà bene avvertirlo – Daniele Sepe e i suoi sono tutti artisti che, quando devono esprimere un concetto, non la mandano a dire, ma se la suonano e se la cantano in maniera – per così dire – “esplicita”, senza mezzi termini e senza “cozze pelose” sulla lingua.
La caratteristica principale del Capitano e dei suoi è infatti notoriamente quella di essere sempre essere piuttosto “diretti” e di aver fatto di questa dissacrante ironia la loro cifra più significativa. Per questo, negli album passati, la loro forma espressiva è stata assimilata più alle gag di Renzo Arbore e i suoi con qualche incursione nello stile degli indimenticabili Squallor (di buona memoria).
In questo nuovo album, invece, la deviazione verso lo stile, per così dire più “esplicito” degli Squallor, è spiccata e confermata proprio dalla reinterpretazione della famosissima Cornutone, (definita da Capitano come un omaggio ai Numi tutelari), degli inimitabili (e compianti) Daniele Pace, Gaetano “Totò” Savio e Giancarlo Bigazzi che, assieme a Willie the Pimp, di Frank Zappa, sono le due sole composizioni non originali del Capitone e della sua ciurma.
(Anzi, per dirla tutta, questa netta “strambata” in zona Squallor, mi ha creato un grosso problema personale… Potrò fare ascoltare questo nuovo album alla mia nipotina, una forse delle più affezionate ammiratrici del “Capitone”…? Probabilmente no…)
Comunque sia, in questo disco quelli della ciurma, musicalmente parlando, e non solo, hanno messo di tutto un po’ ma non lasciamoci ingannare, c’è il rap di Anche I Rapper Hanno Una Mamma ma non sono propriamente “rapper”, c’è il rock duro di Pape Satàn, la versione “sepiana” di Willie the Pimp in napoletano (“Puos’ ‘E Sord’”, altrimenti definita “la canzone della ricotta”) e il rock’n roll di E’ Andato Tutto Bene ma non sono veri e propri “rockettari”, c’è l’aria operistica di Bar Gate ma non sono musicisti classici, c’è del blues e c’è la poesia di Ti Direi ma non sono veri “poeti”…
Possiamo invece affermare che, oltre a tanta professionalità ed esperienza artistica, c’è certamente una grande spontaneità, che si percepisce da come la stessa ciurma si diverte, e che c’è dell’ottimo e onesto jazz trasversale.

E, su questo punto, dobbiamo riconoscere che, sì, Daniele Sepe è davvero un grande jazzista che, non dovendo dimostrare niente a nessuno, senza mai rinunciare alla sua innata spontaneità e scanzonata ironia, ha collaborato nei suoi oltre 50 anni di onorata carriera con i più grandi nomi nazionali ed internazionali del jazz, Gonzalo Rubalcaba, Stefano Bollani, Roberto Gatto, Vinicio Capossela – solo per citarne qualcuno – e con tanti, tantissimi musicisti della sfera folk mediterranea, sapendo sempre coniugare con gusto e raffinatezza le tradizioni musicali partenopee e mediterranee col jazz e con la musica latino-americana, cubana, brasiliana ed argentina.
E non possiamo non rilevare che, dopo la scomparsa del suo fratello maggiore James Senese, Daniele Sepe raccoglie di diritto il testimone della rappresentanza dei più illustri sassofonisti della Neapolitan Power e del jazz partenopeo.
Musicisti:
(La Ciurma):
Emilia Zamuner – Voce
Sabba – Voce
Nicola Caso – Voce
Andrea Tartaglia – Voce
Mario Insenga – Voce
Carmine D’Aniello – Voce
Paolo Romano “Shaone” – Voce
Anna Tranquilla Neri, Nicla Filancia, Pasquale Ruocco, Donato Scotto, Piero De Asmundis – Cori
Alessandro Morlando – Chitarre, Chitarre elettriche
Gennaro Porcelli – Chitarra elettrica
Franco Giacoia – Chitarra elettrica
Paolo Zamuner – Piano, Tastiere
Carlo Parente – Organetto
Gianluca Capurro – Basso elettrico, Cori
Davide Costagliola – Basso elettrico
Lorenzo Mastrogiuseppe – Contrabbasso
Antonello Iannotta – Percussioni, Voce
Donato Scotto Di Monaco – Programmazione, Ritmiche elettroniche, Batteria
Paolo Forlini – Batteria
Mario Insenga – Batteria
Daniele Sepe – Sax, Flauti, Tastiere, Voce
Rinaldo Panzarotti – Baritono
Banda “Gennarino Capuozzo” diretta da Boris Kannagatti
Low Budget Orchestra di Napoli diretta da Boris Kannagatti
Tracklist:
01. Anche i rapper hanno una mamma – 3’03’’ (A.Tartaglia – D.Sepe)
02. Pape Satàn – 3’11’’ (D.Sepe – S. Lampitelli)
03. I russi a Bologna – 3’02’’ – (D.Sepe)
04. Diluvio universale – 2’38’’ (D.Sepe – S. Lampitelli)
05. Bar Gate – 5’37’’ (P.Romano – D.Sepe)
06. Willie the Pimp – 4’35’’ – (F.Zappa)
07. A pesce moscio – 3’11’’ – (N.Caso -D.Sepe)
08. Cornutone – 4’23’’ – (D.Pace – G.Savio – G.Bigazzi)
09. È andato tutto bene – 3’22’’ (M.Insenga – D.Sepe)
10. Ti direi – 3’31’’ – (A.Iannotta – D.Sepe)
11. Clint East Sax – 4’09’’ (D.Sepe)
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