ARUÁN ORTIZ
Pastor's Paradox
CleanFeed
2024
Tra quest’ultima spiccava una progettuale dualità condotta nel tempo insieme al veterano clarinettista Don Byron, condensata nell’album “Random Dances And (A)Tonalities” (Intakt Records, 2018) e prodottasi su palcoscenico dall’epoca pre-pandemia ad oggi.
Campionario di neo-archeologia jazz innestata su gusto cameristico, l’operazione attestava un relativo smarcamento dei contitolari nei confronti dell’odierna glossa del filone, cui non era estranea un’originale esperienza solistica del pianista (“Cub(an)ism”, 2017), e tutto ciò funge almeno in parte da nucleo dei materiali in oggetto, cui il transito verso l’operosa label lusitana CleanFeed (dai canoni in realtà difficilmente inquadrabili) funga da passaporto verso una netta espansione delle ambizioni formali, ma soprattutto verso un’esplicita posizione politica nel fare proprie dirette citazioni dal patriarca Martin Luther King. Questa storica figura sembra esser stata adottata quale bussola morale nel denunciare la grave deriva sociale degli States, cui fungevano da tragico catalizzatore gli omicidi a sfondo razziale di Breonna Taylor o George Floyd, e su cui non viene dismessa una generale attenzione critica.
Il duo muta dunque verso una formula in parte in quartetto, ma contando di fatto fino a sei presenze, tra cui il recitante Mtume Gant, cui s’affida il ruolo di neo-interprete del Dr. King ripreso al Lincoln Memorial nel 1963, e in tale spirito la sequenza esordisce con asperità e concretezza ‘in medias res’ nell’introduttiva Autumn of freedom. È questo un autentico ‘clash’ d’energie devianti e rivoltose, coerentemente all’estensivo carattere dei sette episodi dell’album; più introvertita e raccolta la successiva, eponima Pastor’s paradox , segnata dall’eloquenza vissuta dell’ancia di Don Byron. Eversiva ed iconoclasta la tempra di Turning the other cheek no more, titolo di segno palesemente non pacificante. Importante riferimento allo storico apologo di King (I have a Dream) The dream that wasn’t meant to be ours è decisamente abitato e vivificato dagli intensi interventi recitativi di Pheeroan akLaff, sostenuto da un sapiente, africaneggiante e bellicoso lavoro di percussione e dalle disturbanti figurazioni di violoncello e clarinetto.
L’agitante moto ondoso operato dalla tastiera anima con energia le forze strumentali della band in From Montgomery to Memphis, coalescendo verso una catartica e tempestosa sessione di disobbedienza civile.
A seguire la concisa plaga meditativa di An interval of hope, la non-decantazione degli umori è tracciata nella conclusiva No justice, no peace, legacy! in guisa di autentica marcia civile, vigile ed incalzante.

Dunque, il lavoro partito nel 2020 su commissione di Jazz Coalition in forma di singola composizione, dopo le proteste di massa per l’omicidio di George Floyd, ha visto evoluzione ed espansione registrando una serie di altri omicidi di afroamericani inermi e, come si diceva nelle premesse, al razzismo sistemico ed omicida si considerava di reagire recuperando l’operato sempre attuale di Martin Luther King, di cui Ortiz ha studiato con attenzione i riferimenti biblico-storici e la strutturazione dei discorsi, immergendosi anche nella meno popolare orazione del 1968 “The Drum Major Instinct“. Su supporto della South Arts Foundation, il progetto musicale si trasformava in una suite in cinque parti (presentata in anteprima a Dallas nel 2021) poi definita nei sette brani in oggetto grazie ad altri arruolamenti artistici.
Si configura nella musicalità complessiva del Nostro una relativa metamorfosi, segnata da più esplicite rappresentazioni tematiche, che collocano il partecipativo album entro la grande corrente del jazz di denuncia; avvalorando il già solido profilo dell’originale pianista cubano, “Pastor’s Paradox” ne esita quale vigoroso ed avvincente pamphlet di rivolta, schieramento identitario ed indignazione civile.
Musicisti:
Aruán Ortiz, pianoforte, voce, composizioni
Don Byron, clarinetti, clarino basso, voce
Pheeroan akLaff, batteria, voce
con:
Lester St. Louis, violoncello (# 1, 2, 4, 5, 6)
Yves Dhar, violoncello (# 3, 7)
Mtume Gant, voce recitante (# 1 ,4, 6)
Tracklist:
- Autumn of freedom 4:26
- Pastor’s paradox 3:32
- Turning the other cheek no more 6:46
- The dream that wasn’t meant to be ours 10:13
- From Montgomery to Memphis (to April 4th) 6:03
- An interval of hope 1:28
- No justice, no peace, legacy! 6:49
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