“Non è facile” colpisce subito per il modo in cui riesce a trasformare una frase semplice in qualcosa di molto più ampio. Alessandropox costruisce un brano che parla di resistenza quotidiana senza mai appesantirsi troppo, mantenendo un equilibrio interessante tra immediatezza pop e sensibilità personale. La base si muove tra influenze house e urban senza perdere il lato emotivo del pezzo, mentre la voce resta sempre vicina all’ascoltatore, quasi come se certe frasi fossero pensieri lasciati uscire senza troppe protezioni. Il ritornello funziona perché non prova ad essere complicato. “Non è facile, ma non cadi” arriva con naturalezza e riesce ad avere una forza semplice ma efficace. In alcuni passaggi viene in mente quel modo di scrivere diretto che aveva parte del pop italiano dei primi anni Duemila, anche se il progetto artistico di Alessandropox mantiene una sua identità abbastanza precisa. Una delle cose più riuscite è la coerenza emotiva del brano. Non cerca il colpo di scena continuo e preferisce restare dentro una tensione costante. Forse nella seconda metà un piccolo cambio dinamico più deciso avrebbe dato ancora più respiro all’ascolto, ma è anche vero che questa scelta rende il pezzo molto compatto. “Non è facile” non sembra costruita per inseguire classifiche o tendenze veloci. Ha qualcosa di istintivo e personale che riesce a renderla credibile fino alla fine. E oggi, nella musica pop, non è un dettaglio così scontato.












