Pubblicato dall’etichetta Soundiva in collaborazione con Laboratori d’Arte (Società Cooperativa), e realizzato grazie al contributo di IMAIE (Bando Nuove Produzioni Discografiche 2024/2025), “Beyond Borders” è il nuovo album firmato Alessandro Napolitano Confluence Trio, brillante formazione diretta dal batterista Napolitano e completata da due fuoriclasse del jazz internazionale: il pianista statunitense Bill O’Connell e il bassista cubano, anche cantante, Dany Noel.

Fra jazz, latin jazz brasiliano, afro-cuban jazz e fusion, “Beyond Borders” è un disco che si caratterizza per un largo e sapiente utilizzo di tempi dispari, polimetrie e poliritmie. Il tutto impreziosito dall’eccellente padronanza strumentale del trio unita a un brillante eclettismo stilistico e a una notevole creatività soprattutto dal punto di vista armonico, ritmico e improvvisativo.

Dieci i brani che formano la tracklist, di cui Alpha Alpha e Sitting Bull sono frutto dell’immaginazione compositiva di O’Connell, Confluence, Despertar e Sullelgada scaturiti dall’ispirazione di Noel, Mentality Disease e la bonus track My Voice siglati da Napolitano, mentre Besame Mucho (Consuelo Velázquez), Chan Chan (Buena Vista Social Club) e Summertime (DuBose Heyward – Ira Gershwin – George Gershwin) completano il CD.

Alessandro Napolitano, attraverso questa chiacchierata, si racconta e si descrive artisticamente accendendo la lente su “Beyond Borders”, il suo ultimo “figlio” musicale.

 

BEYOND BORDERSSoffermandosi subito sul titolo del tuo nuovo disco, “Beyond Borders”, tradotto dall’inglese, significa “Oltre i confini”. Musicalmente, cosa rappresenta per te il desiderio di andare oltre i confini?

Significa non accettare limiti precostituiti: né tecnici, né stilistici, né culturali. “Beyond Borders nasce proprio da questa esigenza di superare le barriere che spesso la musica impone, come genere, linguaggio, provenienza e tradizione, per ritrovare invece un terreno comune fatto di libertà, ascolto e identità artistica. Oltrepassare i confini significa mettere in discussione le proprie certezze, aprirsi all’imprevisto e trasformarlo in musica. È un atto di curiosità e, allo stesso tempo, di responsabilità verso l’evoluzione personale.

Hai condiviso questa nuova avventura discografica con due eccellenze del jazz internazionale: il pianista statunitense Bill O’Connell e il bassista e cantante cubano Dany Noel. Dal punto di vista musicale e culturale, cosa ti lega particolarmente agli Stati Uniti e a Cuba?

Gli Stati Uniti rappresentano le radici del jazz, il luogo da cui tutto è partito. Bill O’Connell incarna questa tradizione nella sua forma più autentica e al tempo stesso moderna. Ha un modo di suonare che ti costringe ad alzare il livello, a respirare la storia e a guardare avanti. Cuba, invece, per me è energia pura, ritmo, spiritualità e connessione umana. Con Dany Noel ho trovato un legame profondo, sia artistico che emotivo. La sua musicalità è totale, viscerale, e ha una naturalezza nel fondere le tradizioni afrocubane con il jazz che è semplicemente unica. Insieme, Stati Uniti e Cuba rappresentano due poli della mia formazione: la struttura e la libertà, la storia e il fuoco. “Beyond Borders” è proprio l’incontro di queste due anime.

Focalizzando l’attenzione sui brani che compongono la tracklist, si nota immediatamente una particolare predilezione per le metriche dispari. Questa caratteristica è il tuo tratto distintivo da batterista e da compositore?

Sì, senza dubbio. Le metriche dispari mi sono sempre appartenute in modo naturale. Mi affascina il loro equilibrio tra complessità e fluidità, la possibilità di creare tensione e rilascio dentro strutture non convenzionali. Come batterista mi permettono di esplorare spazi ritmici meno battuti, mentre da compositore diventano un modo per raccontare qualcosa che non può essere espresso in 4/4. Non le uso per virtuosismo, ma per necessità espressiva. Ogni brano nasce da un impulso emotivo e la metrica è solo il vestito più adatto per quella emozione.

ALESSANDRO NAPOLITANO CONFLUENCE TRIO

Sempre ponendo l’accento sulle composizioni all’interno del CD, l’altro aspetto fondamentale è il notevole eclettismo stilistico con cui tu e i tuoi due formidabili partner di note affrontate i brani, spaziando dal jazz al latin jazz, nelle sue varie declinazioni, fino a giungere alla fusion. Che tipo di percorso bisogna intraprendere per raggiungere un livello così alto di poliedricità riguardante i diversi generi musicali?

Serve un percorso lungo, fatto di studio profondo, curiosità costante e soprattutto conoscenza autentica delle culture musicali. Non basta imparare un genere, bisogna capirne il contesto, il linguaggio, la storia, le radici. Bisogna suonarlo con le persone giuste, respirarlo nei posti giusti, viverlo. Il vero eclettismo non è praticare tanti stili, ma rispettarli. Solo quando interiorizzi davvero un linguaggio puoi permetterti di unirlo ad un altro senza forzature. Con Bill O’Connell e Dany Noel questo processo diventa naturale. Loro incarnano mondi musicali diversi, ma li esprimono con la stessa autenticità. Da lì nasce la vera poliedricità.

Osservando invece il lato umano, oltre all’intesa con Dany Noel di cui hai parlato prima, ti senti caratterialmente affine anche a Bill O’Connell?

Sì, moltissimo. Bill ha una calma e una saggezza che derivano da una vita passata sul palco con i più grandi. Con lui ti senti sempre al sicuro, perché è una presenza che guida e ispira. Dany è l’opposto: è istinto, entusiasmo, impulso creativo immediato. Con lui ognuna delle take potrebbe diventare il momento magico. Io mi ritrovo esattamente nel punto d’incontro fra queste due energie. Forse è per questo che con loro si è creata un’intesa così profonda, sia musicale che umana.

“Beyond Borders”, prima di essere registrato, è stato suonato dal vivo in diverse città italiane. Da gennaio 2026 in poi, pensi di poterlo presentare anche all’estero?

Assolutamente sì. Il progetto è nato proprio con una vocazione internazionale: gli Stati Uniti, Cuba e l’Europa sono i tre punti naturali in cui questa musica può trovare la sua dimensione. Stiamo già valutando date in alcuni festival europei. La risposta del pubblico italiano ci ha dato una grande energia e confermato che “Beyond Borders” ha un respiro globale. Portarlo all’estero è il passo successivo, naturale e necessario.