Metti un primo pomeriggio di un giorno infrasettimanale e sali sui Tetti del Duomo di Napoli per partecipare alla conferenza stampa di presentazione dell’opera popolare di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, con adattamento italiano di Pasquale Panella, Notre Dame De Paris.
La “Musica che non è mai stata così spettacolare” torna nuovamente a Napoli al Palapartenope dal 28 ottobre al 3 novembre: 7 spettacoli unici e 4 repliche pomeridiane per un totale di 11 appuntamenti con quello che è ormai diventato “un classico” per l’appassionato e folto pubblico che affolla i luoghi dove arriva questo meraviglioso lavoro.
Notre Dame De Paris festeggia infatti quest’anno il suo 25esimo anniversario, che decorre dalla prima messa in scena italiana, al Gran Teatro di Roma.
Abbiamo la fortuna di incontrare tre dei protagonisti, i cantanti ed attori Graziano Galatone, Vittorio Matteucci ed Angelo Del Vecchio.
I primi due, Galatone e Matteucci, fanno parte del Cast storico, presenti in scena sin dal 2002; Del Vecchio li ha ‘raggiunti’ solo più recentemente in scena.
La location prescelta per la conferenza stampa è quanto mai “in tema”: cupole, tetti, guglie vicine e lontane svettano tra le case del panorama napoletano, facendo da opportuna cornice al nostro incontro.
L’incontro è molto particolare e dá l’opportunità, a ciascuno degli artisti, di presentarsi individualmente.
Il primo a raccontarsi è Graziano Galatone, che interpreta il capitano delle guardie Febo, affascinante cavaliere che dedica le sue attenzioni allla fidanzata e promessa sposa Fiordaliso ed allla provocante ed affascinante zingara Esmeralda. Galatone ci dice, molto simpaticamente, come sia preponderante – nella sua vita artistica e non – il personaggio di Febo: che è l’unico del romanzo che non muore ma, anche lui, – come diceva lo stesso Victor Hugo – fa una brutta fine, perché…si sposa!
Graziano dichiara di aver iniziato la sua carriera cantando le canzoni napoletane e per questo sente Napoli un po’ sua ed è grato alla nostra città, della quale esalta la bellezza; mentre guarda il meraviglioso panorama di Napoli dall’alto, pensa a tutti coloro che sono passati e passeranno in futuro da queste parti.
Racconta anche un aneddoto legato alla prima assoluta napoletana di Notre Dame all’ Arena Flegrea nel 2002, quando – nonostante la pioggia battente – non si presero d’animo e continuarono lo spettacolo fino al termine.
Il pubblico di Notre Dame è da lui definito con il termine affettuoso degli “Affiliati”: sono ormai ben quattro le generazioni che seguono questa splendida opera popolare, la cui grande forza é racchiusa nelle musiche e nella creatività del team artistico che ha dato una ventata nuova al mondo dello spettacolo, inserendo nel tessuto scenico le luci con effetti speciali, i ballerini e gli acrobati.
Poiché Galatone dichiara e ribadisce che lo spettacolo resta forte e potente come 25 anni fa, nonostante i loro capelli un po’ brizzolati, invita il pubblico napoletano a tornare ad applaudirli con una frase a dir poco iconica: Vire Notre Dame e poi muori.
La parola passa quindi a Vittorio Matteucci che, sulla scena, incarna il prete Frollo; dichiarando la sua emozione ‘esagerata’ nel tornare a Napoli, non manca di sottolineare che tutta la musica esistente è figlia dell’opera lirica e della canzone napoletana. Aggiunge inoltre che Napoli è una città che conosce bene gli attori in genere perche ‘è abituata’ al teatro e ‘ti sgama subito’, se non sei in grado di sostenere il tuo ruolo e, soprattutto, se non ci metti il cuore. Per questa ragione, il riscontro positivo ed entusiastico che Napoli tributa ogni volta al Cast di Notre Dame vale, quindi – a suo avviso – doppio.
Ci parla quindi di una stretta linea di analogia che passa tra Notre Dame e la tradizione teatrale della sceneggiata napoletana: anche qui ci sono infatti i buoni ed i cattivi che vivono e sperimentano l’amore, la proibizione, lo sgarro, la violenza, la morte; e c’è il diverso, lo ‘scartellato’ (e lo dice in napoletano perfetto, NDR), che sono i personaggi tipici di questo tipo di adattamento teatrale. A Napoli, loro – in qualità di attori – sono, proprio per questo motivo, molto riconoscibili: i bambini impazziscono per i loro personaggi perché li sentono familiari e vicini alla tradizione partenopea.
Il suo Frollo è un personaggio controverso, ma comunque molto amato perché Vittorio sostiene che in ciascuna persona ci sia un pezzettino di Frollo, perché ognuno di noi desidera qualcosa che è difficile da ottenere, perché è – per vari motivi – irraggiungibile.
Lui interpreta un prete che dichiara amore alla giovanissima e bella Esmeralda, ma che, in realtà, si rovina e si macera nelle sue contraddizioni, generate dal mondo di religione e scienza in cui è vissuto fino a quel momento.
Ad un tratto, vede una caviglia scoperta e impazzisce letteralmente, scoppiando in una passione viscerale e carnale, che di amore – in effetti – ne ha ben poco.
Chiude la triade Angelo Del Vecchio, che interpreta Clopin, il ribelle ed energetico capo dei Clandestini.
Del Vecchio dichiara di essere molto felice ed emozionato di essere nuovamente a Napoli; una Napoli in cui si perde, guardando il panorama tra tetti, torri e campanili; una Napoli che è da sempre fonte di ispirazione musicale e che lo stesso Cocciante ha ribadito più volte esser stata elemento di spunto anche per comporre la sua, di musica, imclusa quella di Notre Dame.
Per chiudere l’incontro, i tre si riuniscono davanti alla cupola del Duomo ed, intonando a tre voci a cappella una piccola strofa de Il Tempo Delle Cattedrali, ci salutano, dandoci appuntamento al Palapartenope, dal 28 ottobre al 3 novembre, per applaudire Notre Dame De Paris ancora una volta e con l’entusiasmo di sempre.







