MaturoAmore racconta qualcosa che raramente trova spazio nelle canzoni: la durata. Emilio Condello trasforma un’esperienza personale in un racconto condivisibile, senza alzare la voce. In questa intervista emerge il valore della memoria, della trasformazione e della scelta di raccontarsi oggi con una nuova libertà.
Ciao Emilio, nel verso “ho disegnato i suoni” sembra quasi che la musica diventi qualcosa di visivo. È una sensazione che provi davvero quando scrivi o è una metafora nata dopo?
Quando si mettono in musica emozioni…sentimenti…intimità…la musica diventa obbligatoriamente immagine! Tu “VEDI” ciò che senti dentro: VEDI e VIVI!
Ascoltando “MaturoAmore” si percepisce una grande calma, ma anche una certa malinconia. C’è qualcosa che senti di aver perso lungo questi vent’anni o è solo trasformazione?
Ti rispondo modificando leggermente le parole di uno del passato molto più intelligente di me: Nulla si perde e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

Il brano è molto intimo, forse anche più di quanto il pubblico medio sia abituato ad ascoltare oggi. Hai mai avuto il dubbio che fosse troppo personale per essere condiviso?
Lasciamo che il pubblico decida da solo: io l’ho proposto. Chi lo ascolta decider da sé quanto spazio concedergli nel proprio cuore.
In alcuni passaggi la produzione resta molto delicata. Hai mai pensato di lasciarlo ancora più spoglio, solo voce e chitarra, oppure sentivi che aveva bisogno di crescere così?
Quando lo ascolto o lo canto con la base, rimane sempre una versione molto delicate, così come la ascoltate voi. Quando lo eseguo dal vivo, solo con la mia chitarra, acquista più forza ed espressività a seconda del mio stato d’animo del momento.
https://youtube.com/@emiliocondello-music?si=NK9rR9qiXVEfn2by











