Eccolo il ritorno trionfante di Stefano Morandini al secolo LOSTE dopo anni di silenzio e forse di rimestare cose e pensieri. Eccoli i fasti anni ’90 delle PornoRiviste e del Collettivo01. Eccolo il punk italiano di incisi corali, di andamenti spigolosi sul drumming, di eccessi e contestazioni. Non manca niente e, potendo, si amplifica tutto anche con sfumature altre, completamente inattese come quei sapori di reggae ad esempio… quanta metamorfosi, quante belle sensazioni di tempo che si ferma e che non sembra vecchio, non sembra passato. “Postumi” suona bene anche oggi, soprattutto oggi… sarebbe bello vederlo in vinile e dentro ai centri sociali.
Parliamo di produzione: come nasce questo disco? Un suono in solo o c’è la farina di altri sacchi?
No, c’è anche molta farina di altri sacchi. O meglio, c’è la farina del sacco di Aki il mio produttore che ha stravolto delle canzoni punk molto semplici che avevo portato in studio, in canzoni meno semplici ecco. C’è stato un gran lavoro in questo senso, così come una mia apertura ad accettare che non sarebbe stato il classico disco punk.
E pensando al suono, che scena avevi in mente? Facciamo un errore nel ricercare le origini di progetti come PornoRiviste?
Non è assolutamente un errore, anzi. È il mio passato, il genere con cui sono cresciuto (non nato perché io sono nato con il rock italiano anni ‘90) e che ho amato alla follia.
Elettronica di questo tempo? Come e quanta ne hai usata?
Ne abbiamo usata tanta. Nel disco ci sono quasi tutti strumenti analogici elettronici anni ’80 che hanno dato, come dire, un fondo al resto degli strumenti più “classici” del punk (guit, bass, drum). Abbiamo usato anche batterie elettroniche originali (la stessa dei Genesis per dire), synth, campionatori… E anche i suoni tipici di alcune canzoni (come ad esempio il miagolio dei gatti in A-A-Amici Gatti o le tastiere twinpeaksiane in Judy) sono suoni creati completamente in studio senza l’aiuto di sample scaricati.
E questo video che tipo di esercizio estetico rappresenta? Come una provocazione alle assurde perfezioni di oggi?
Assolutamente sì. Mi rendo conto che sia molto crudo in certi passaggi, ma anche il mondo è crudo certe volte. Quindi…
Nella formazione attuale ci troviamo anche l’uso dei campionatori analogici… cioè?
Per essere veramente tecnico al 100% dovrei passare la palla al mio produttore Aki che è il mago di queste cose (io urlo) ma come detto prima, i suoni utilizzati nei campionamenti sono stati tutti composti e creati ex novo attraverso strumenti fisici e originali degli anni ’80.







