Un viaggio emotivo irregolare ma autentico con i The Smoke Mirrors

“Hunting Ghosts” scorre come un viaggio emotivo abbastanza diretto, senza troppi filtri, con i The Smoke Mirrors che sembrano voler mettere tutto sul tavolo senza nascondersi. L’inizio con “All The Rest” è quasi sorprendente, perché apre con un respiro ampio e un gusto progressive che non ti aspetti, poi piano piano si apre e diventa più emotivo, quasi fragile. La title track cambia completamente atmosfera e gioca su contrasti interessanti, partendo da una base più moderna per poi esplodere in una dimensione rock decisamente più intensa. Uno degli aspetti più riusciti è la varietà, che però non sempre resta perfettamente sotto controllo. In “Silent Tears Blues” si prova a rallentare e a creare un momento più intimo, ma la sensazione è che il brano resti un po’ sospeso, come se non arrivasse mai davvero a un punto preciso. Non è un difetto grave, ma lascia una piccola sensazione di incompiuto proprio nel mezzo del disco. Poi però arrivano brani come “Into The Fire” che riportano subito luce, ritmo, e anche una certa leggerezza che funziona bene. Qui si sente una band che sa divertirsi con le sonorità senza perdere identità. E quando si arriva a “Light As Feathers” il tono cambia ancora, diventando più profondo, più stratificato, quasi ipnotico, con quella costruzione che gira su sé stessa e crea una specie di loop emotivo molto forte. “Lunar” ha un gusto più pop, ma non banale, mentre “Blue Skies” cresce piano e poi si apre in modo ampio, lasciando spazio a un finale molto evocativo. “White” invece sorprende per la sua semplicità iniziale e per come poi evolve, mostrando un lato più diretto e personale. “Silence” chiude tutto in maniera raccolta, quasi in punta di piedi. Nel complesso è un disco che alterna momenti molto forti ad altri leggermente meno incisivi, ma resta sempre sincero.