L’ultimo giorno dell’anno ci invita a recarci al Teatro Mancinelli, dove, alle ore 10,00 il giornalista statunitense Ashley Kahn sottopone il pianista Stefano Bollani al Blindfold Test: attraverso l’ascolto di 12 brani pianistici, viene richiesto all’artista convolto di indovinarne i nomi dei brani e degli esecutori. Ardua impresa, portata avanti in maniera molto simpatica ed intrattenitiva da Bollani, che, tra un aneddoto, una risata ed una breve incursione al piano, riesce ad indovinarne tre: uno del suo maestro Luca Flores, The Curse dell’armeno Tigran Hamasyan ed infine un pezzo della pianista etiope Emahoy Tsege Mariam Gebru della quale, facendo buona mostra della sua profonda cultura musicale, ci svela che era stata una suora e che lui ha avuto modo di ascoltarla soltanto recentemente, attraverso la visione di un film.

Passando per Piazza Della Repubblica, ci imbattiamo nei Funk Off che stanno esibendosi sul sagrato della Chiesa di Sant’Andrea, tra le casette di legno del mercatino di Natale e la pista di pattinaggio sul ghiaccio: come non fermarsi per ascoltare ed applaudire la loro intimistica It’s OK?
Alle 15.30 il Museo di arte moderna “Emilio Greco” nel Palazzo Soliano, storica residenza papale, ci ospita per un concerto di gran classe: il piano solo di Enrico Pieranunzi. L’atmosfera raccolta ed un po’ magica del luogo rende l’esecuzione ancora più godibile e particolare. Tra un aneddoto ed una presentazione ironica, il Maestro Pieranunzi ci propone una scaletta mista, che alterna composizioni originali vecchie e nuove come BYOH (Bring Your Own Heart, che viene dalla moderna espressione anglosassone BYOB – Bring Your Own Bottle, quando si é invitati ad una festa, n.d.r.), la ‘floreale’ ma un po’ malinconica Come Rose Dai Muri e l’evocativa Those Days, per la quale Pieranunzi suggerisce a ciascuno di accostarla ai ricordi che preferisce.

Non mancano magnifiche esecuzioni di brani standard come What Is This Thing Called Love? di Cole Porter ed il suo pezzo preferito di Bill Evans, Very Early.
Pieranunzi, definito da un critico inglese come uno dei migliori pianisti, ma in chiave minore, con riferimento al mood un po’ crepuscolare della maggior parte dei suoi brani, ironizza su questo aspetto nell’introdurci al bis: la sua Ballate Dal Tempo Di Luce, dal luminoso titolo, viene da lui stesso definita tristissima.
L’ultimo brano è un omaggio a Morricone, con il tema da film de “Il Clan Dei Siciliani”, accompagnato da un aneddoto: Pieranunzi ci racconta che, dal 1973 al 1988, è stato uno Studio Man, ossia uno di quei musicisti che venivano chiamati per eseguire brani scritti da altri, per lo più per le colonne sonore per il cinema o per la televisione.
Pieranunzi ha infatti recentemente ricostruito di aver suonato in circa 600 colonne sonore cinematografiche, passando dalle tastiere elettroniche di “Bianco Rosso e Verdone” a “Novecento” di Bertolucci. Menziona quindi le colonne sonore di “C’Era Una Volta In America” e “Nuovo Cinema Paradiso”, due delle sue interpretazioni delle musiche di Morricone e quindi il suo successivo omaggio al Maestro nel 2000, con la realizzazione di due lavori discografici, intitolati “Morricone 1” e “Morricone 2”.
Alle 16.30 al Teatro Mancinelli ci aspetta un doppio concerto: si inizia con lo Spiritual Trio del trombettista torinese Fabrizio Bosso, con Alberto Marsico all’organo ed Alessandro Minetto alla batteria.
Questo progetto, nato nel 2010, è imperniato sul mood della Black Music, che fonde tra loro vari generi: il soul, il gospel ed il blues.
Con tre lavori discografici al suo attivo – l’ultimo dei quali, Welcome Back di recentissima uscita – l’affiatato e collaudato trio coinvolge l’attenta e plaudente platea con una intimistica scaletta di brani originali, che confermano la duttilità e l’eclettismo del frontman Bosso, impegnato in ben quattro progetti musicali – completamente diversi tra loro – in questa edizione del festival, in qualità di resident artist.
Cambio palco a favore di “Eklektik”, ‘l’elettrico’ – in tutti i sensi – contributo musicale del pianista Antonio Faraó e del suo ensemble di musicisti, tra i quali spiccano la cantante Roberta Gentile ed il rapper Max Mbassadó.
“Eklektik” é il titolo di un lavoro discografico di Faraò del 2017, che ha rappresentato una esperienza innovativa nell’ambito del suo percorso artistico, in quanto coniugava in maniera vincente il rap e la musica elettrica con elementi del mainstream jazzistico.
La scaletta proposta, opportunamente rielaborata alla luce delle proprie successive esperienze musicali, accende di ritmo il pubblico del Mancinelli, preparandolo agli ormai imminenti festeggiamenti di Capodanno.
Dopo il cenone di San Silvestro ci rechiamo al Palazzo del Popolo nella Sala dei 400 per accogliere il nuovo anno a suon di musica. Umbria Jazz ci offre una fetta di panettone ed un calice di prosecco che viene simpaticamente versato dai Funk Off, la marching band che stasera si esibisce on stage per accompagnarci nel 2026 con il suo ammiccante groove. Propongono brani vecchi e nuovi come la ritmata Big Dog, la dolce My Funky Valentine, la sempre coinvolgente I Wanna Get Funky Now e la recente Down In New Orleans. Muoviamo il braccio come i gattini cinesi al suono di Shanghai Tox, godiamo di un omaggio jazzistico con Duke e applaudiamo con entusiasmo al gran finale – con la presentazione dei musicisti – con un classico del loro repertorio, l’inossidabile Uh, Yeah!
Cambio palco per accogliere i Brassense, funky band composta da otto elementi, capitanati dalla cantante Irina Arozraena, che, con grande piglio ed energia, si definisce la regina di Cuba.
Il loro nome nasce dall’unione di due parole: Brass, che definisce un tradizionale quintetto di ottoni e Sense, che conferisce un nuovo significato musicale a questa formula classica.
Al quintetto di fiati, infatti, sono state aggiunte, in maniera vincente, chitarra, batteria e voce.
La band, formata da musicisti esperti che vantano illustri collaborazioni con grandi nomi della scena musicale italiana, ci regala una trascinante performance, di alta qualità esecutiva.
Il loro repertorio è molto vario e spazia dal jazz al funk, con incursioni nella musica pop degli anni ‘80. Graditi gli omaggi a due miti della musica internazionale come Phil Collins e Stevie Wonder.
Buon 2026!
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