Con un giorno di anticipo rispetto al programma ufficiale, giovedì 2 luglio alle ore 21,30 si apre – con una interessante preview – l’edizione 2026 del festival di Umbria Jazz. La cantante Serena Brancale si esibisce sul palco di Piazza IV Novembre in un concerto gratuito, che incontra il favore del folto pubblico, pronto ad applaudirla.
Ma è venerdì 3 che si entra nel vivo della manifestazione, con il concerto di Sting all’Arena Santa Giuliana. Si tratta di un ritorno dell’artista a Perugia, dove si era precedentemente esibito allo stadio Curi nell’ edizione 1987 di UJ con la band di Gil Evans. L’attesissimo evento è sold out da mesi e l’entusiasmo dei presenti viene ripagato da uno spettacolo straordinario, durante il quale il settantacinquenne Sting, in grandissima forma, ripercorre i più importanti momenti della sua lunga carriera artistica: Englishman In New York, Message In A Bottle, Mad About You, Roxanne ed Every Breath You Take sono solo alcune delle sue pietre miliari che compongono la scaletta proposta.
L’evento di punta di sabato 4 luglio è il doppio concerto dell’Arena Santa Giuliana: “The Last Concert” del gruppo italiano jazz – progressive anni 70 per antonomasia – il Perigeo – ed i Beat, magica band che propone i successi anni ‘80 dei King Crimson.
Il Perigeo, fondato dal contrabbassista Giovanni Tommaso, unisce in un’unica esperienza musicale lo sguardo verso le “new directions” con la qualità e la solidità del jazz acustico.
Sul palco, per questa ultima reunion, si ritrovano, oltre a Tommaso, il chitarrista Tony Sydney, il batterista Bruno Biriaco, il sax tenorista Claudio Fasoli ed il pianista Claudio Filippini, che ha sostituito, anche in occasione di precedenti reunion, Franco D’Andrea, che era tra i componenti della band originale.
In questa circostanza particolare, tuttavia, è presente anche il titolare D’Andrea, in qualità di Special Guest ed il batterista Biriaco è sostenuto dal tocco di Alessandro Paternesi.
Cambio palco a favore di Beat, spettacolare band creata dal cantante e chitarrista Adrian Belew e dal bassista Tony Levin, entrambi ex membri dello storico gruppo dei King Crimson.
Un progetto musicale complesso, che spazia dal Progressive alla New Wave, per offrire a coloro che giá conoscono queste sonorità l’occasione di ascoltarle nuovamente live e di farle apprezzare a quelli che non le avevano – a suo tempo – vissute.
Con loro sul palco Steve Vai alla chitarra elettrica e Danny Carey alla batteria.
L’ enorme empatia ed il grande affiatamento di questi quattro musicisti regala un concerto entusiasmante e coinvolgente e propone brani tratti dai tre più iconici lavori discografici dei King Crimson: “Discipline”, “Beat” e “Three Of A Perfect Pair”. Fantastici!
La prima domenica di festival per noi si apre alla Sala Podiani alle 15.30, dove applaudiamo “Verso Sud”, l’originale progetto musicale del clarinettista Gabriele Mirabassi con il chitarrista Nando di Modugno ed il Quartetto Ascanio.
La profonda passione di Mirabassi per i ritmi brasiliani lo porta a studiarne le radici e le sfaccettature ed a creare un riuscitissimo incrocio tra culture musicali diverse, nel quale il colore della tradizione latino-americana e la cultura classica europea si fondono uniformemente.
Mirabassi introduce i brani e racconta dei brevi aneddoti; si susseguono piacevolmente I Giardini Di Dioniso e Pinocchio 1911; e poi Spina di Trota, che esegue pensando e menzionando il Lago Trasimeno. Ed ancora Piove Dentro La Mia Danza in lingua portoghese.
Infine Mirabassi ricorda lo spettacolo che ha portato in scena sull’ invincibile Don Chisciotte. Lo affiancarono in quella esperienza lo scrittore napoletano Erri De Luca ed il compianto cantante Gianmaria Testa.
Nel finale, ci propone un pezzo che ha ‘rubato’ ad un compositore argentino, Carlos Guastavino, facendolo suo: Las Presencias; Mirabassi lo ha magicamente sdoppiato e ne ha creati addirittura due, di brani, sottolineando il vincente trade d’ union tra Sud America ed Europa.
Il concerto si avvia scherzosamente alla conclusione, quando afferma che i jazzisti – tra i quali si annovera – sono, in senso buono, dei ladri di brani altrui e che li manipolano, facendoli propri.
Grandi meritati applausi da parte della sala sold out omaggiano questa originale performance.
Alle 21,00 ci rechiamo all’Arena Santa Giuliana dove applaudiamo l’avvolgente gospel di Annie And The Caldwells.
La cantante Annie e suo marito, il chitarrista Joe, originari del Mississippi, hanno fondato questa band, allargandola, – nel tempo – ai genitori ed ai figli, coinvolgendoli artisticamente nei ruoli di coristi e di musicisti della sezione ritmica.
Tre eleganti front woman di generazioni diverse condividono lo stesso palco, alternandosi nell’ interpretare – con le loro potenti e magiche voci – diversi brani della tradizione gospel.
Le cantanti Deborah Moore, Anjessica Caldwell ed Annie Caldwell Brown ci conquistano subito con la loro estensione vocale e versatilità nel passare da tonalità soavi a momenti decisamente più graffianti.
Completano il line-up Abel Caldwell alla batteria, Willie Caldwell Senior alla chitarra elettrica e Willie Caldwell Junior al basso.
La bravura dei musicisti e coristi che le accompagnano è palpabile e la platea si riscalda immediatamente quando, in più occasioni, viene da loro offerto lo spunto per partecipare attivamente e musicalmente al concerto con contro cori oppure semplicemente scandendo il ritmo con le mani, fino all’acclamatissimo bis.
Cambio palco per la stella della serata, Jon Batiste, eclettico e talentuoso cantante, pianista, pluri strumentista, compositore, songwriter e band leader.
Questa di Perugia è l’unica data italiana del suo tour europeo 2026 e non è un caso, poiché, così facendo, Batiste sottolinea il suo affetto e riconoscenza per Umbria Jazz che lo invitò – 16 anni fa – ad esibirsi durante la diciassettesima edizione invernale del festival ad Orvieto: in quella occasione, ancora minorenne, già si distinse per la sua originale e prorompente bravura.
Nato a New Orleans, a meno di 40 anni di età, ha già vinto otto Grammy Award, un Golden Globe ed un Oscar per le musiche del film Soul ed ha partecipato ai progetti musicali di almeno duecento artisti, tra i quali Prince e Stevie Wonder.
Il suo concerto inizia in platea: Jonathan scende tra il pubblico e, cantando e accompagnandosi con la diamonica, rompendo subito il ghiaccio suonando Oh, When The Saints, l’italianissima Nel Blu Dipinto Di Blu (Volare) ed If You Are Happy.
Il pubblico immediatamente alza e gli corre incontro, cantando e ballando.
In prima fila, davanti alla transenna, anche il patron di Umbria Jazz, Carlo Pagnotta, più volte menzionato da Batiste, durante la serata, nei suoi ringraziamenti.
Il concerto si snoda in una carrellata di notissimi brani internazionali come Mas Que Nada, Per Elisa, Tico Tico, un omaggio a Jamiroquay, The Entertainer – famoso tema del film La Stangata – e Freedom di David Bowie.
Grande ed acclamatissimo finale, nonostante il freddo e l’ora tarda, con il ripetuto ed inconfondibile incipit anni ‘70 della italianissima Figli Delle Stelle di Alan Sorrenti.
Bravissimo e coinvolgente!








