La settimana del jazz Perugino si apre con una marciante dei Funk Off, alle ore 11,30: durante questa edizione, all’inizio di ogni loro street paradenti, si fermano al box di Radio Montecarlo situato in Corso Vannucci ed eseguono un brano in diretta.
Oggi è la volta di Them And Us, seguita da un incipit della sempre travolgente Uh, Yeah!, uno dei loro brani d’esordio.
Alle ore 12,00 ci rechiamo in Sala Podiani per un concerto “coraggioso”. Il sassofonista tenorista Mark Turner, dopo ripetute presenze ad UJ con il suo quartetto e con quello di Billy Hart, si regala al pubblico in solo.
Padrone dello strumento, Turner esprime la sua essenza in totale onestà, mentre le sue accattivanti note avvolgono gli spettatori, immersi nella ovattata penombra della sala museale.
Tanti i colleghi musicisti in platea, ad applaudire i virtuosismi di questo grande del jazz internazionale.
Alle 15,00, nuovamente in Sala Podiani, è la volta di un altro solo: sul palco il chitarrista, compositore e band leader Kurt Rosenwinkel. Propone un concerto fluido, dai suoni ricercati e ricchi di armonia.
Già presente ad Umbria Jazz come strumentista in altre formazioni, in questa occasione fa il suo esordio in solo, appassionando l’attenta platea, che gli tributa il meritato consenso.
Alle 17,30 al Teatro Morlacchi ascoltiamo il sassofonista, compositore, produttore e band leader Steve Coleman con il suo progetto Five Elements.
Con lui sul palco il trombettista Jonathan Finlayson, il bassista Rich Brown ed il batterista Sean Rickman.
Coleman, originario di Chicago, è uno sperimentatore assoluto, che ha sempre lavorato sulla ricerca del suono con grande originalità, riuscendo a miscelare perfettamente ritmi afroamericani contemporanei ed elementi musicali della tradizione.
Profondo studioso delle culture musicali asiatiche, cubane ed africane, non ha mai tralasciato i cambiamenti dello scenario musicale generale ed è riuscito a permeare il tutto, inserendo – in maniera organica – nelle maglie del discorso anche elementi derivanti dalla scienza, natura e metafisica.
Il risultato è un concerto sperimentale di buona qualità, grazie all’interplay tra i bravi musicisti sul palco.
Prima della pausa, come non fermarsi al palco di Piazza IV Novembre, dove si stanno esibendo i giovani e talentuosi ragazzi dell’americana Drake University Jazz e tributare loro qualche applauso?
Alle ore 21,00 all’Arena Santa Giuliana va in scena un doppio concerto: dapprima il sopraffino Charles Lloyd Quartet, con l’elegante Gerald Clayton al piano, Harish Raghavan al contrabbasso e Kweko Sumbri alla batteria.
Il sax tenorista Lloyd è un vero fuoriclasse del jazz internazionale; insignito del prestigioso titolo di Jazz Master dal National Endowment For The Arts, ha anche ricevuto – qui a Perugia – una laurea honoris causa per celebrare la sua lunga ed importante carriera.
Nativo di Memphis, Lloyd porta in questa formazione un repertorio classico, intriso di suggestioni.
Da sempre attratto dai suoni dell’est del mondo, si interessa anche alle sonorità delle rock band della West Coast come i Doors ed i Beach Boys.
Il loro concerto racchiude un po’ di ciascun aspetto di queste ispirazioni, per un risultato entusiasmante: gli applausi fragorosi che si susseguono durante la performance lo dimostrano in pieno.
Cambio palco a favore della Centennial Celebration di Miles Davis e John Coltrane, progetto realizzato dal trombettista Terence Blanchard e dal sassofonista Ravi Coltrane.
Un doveroso e spettacolare tributo per celebrare il centenario della nascita di due personaggi che hanno segnato per sempre la storia del Jazz e della musica in generale.
Un concerto che, ispirandosi alle geniali mentalità dei due artisti, coniuga l’esplorazione di territori musicali sconosciuti con una poliedrica e sfaccettata vena creativa: il pubblico attento dell’Arena sottolinea il proprio gradimento con frequenti e scroscianti applausi.
Prima di ritirarci in hotel, ci fermiamo ai Giardini Carducci, dove, all’1,00 si esibisce il cantante e chitarrista Thomas Kahn. Voce accattivante, propone un gradevole repertorio di musica soul, che rappresenta il suo nuovo ego.
Le sue origini musicali hanno un background rock e gli hanno permesso di mostrare la sua parte più dura, ai tempi in cui si esibiva nella metropolitana di Parigi; ora che sono i palchi nazionali ad accoglierlo, ha deciso di spostare l’asticella in modo da mostrare la sua vulnerabilità, evolvendo verso ritmi più sinceri.
Il tutto con una costante, la sua band, che lo accompagna da più di dieci anni in questo percorso musicale.
Bravi!










