UMBRIA JAZZ 2026 | Gran finale con Hamilton De Holanda, Gilberto Gil e Gonzalo Rubalcaba

Il secondo weekend di UJ si apre venerdì 10 luglio, offrendoci l’opportunità di applaudire, in Sala Podiani, il Trio della fenomenale arpista Brandee Younger, accompagnata dal contrabbassista Rashaan Carter e dal batterista Allan Mednard. L’arpa non è per antonomasia uno strumento ‘jazz’, ma grazie ai contributi di Dorothy Ashby ed Alice Coltrane – ispiratrici della Younger – oggi abbiamo le Jazz Arpist.

Il concerto, fatto di brani più “seri” ed altri più spensierati, eseguiti nella seconda parte, coniuga sapientemente l’etereo suono dell’arpa con un jazz moderno, ricco di incursioni soul, funk ed anche pop molto piacevoli ed originali.

Alle 14,30 ci dedichiamo al programma dei Giardini Carducci: dapprima applaudiamo la virtuosa versatilità del clarinettista toscano Nico Gori e del suo quartetto.

Presenza fissa ad Umbria Jazz, Gori suona anche il sassofono e vanta una poliedrica esperienza musicale, avendo militato in diverse big band, orchestre sinfoniche ed ensemble jazz. Nel duplice ruolo di sideman e band leader lo ha visto spaziare nei vari generi musicali: dalla classica all’ acid jazz, dal funky al jazz.

Cambio palco alle 16,30 a favore dell’affascinante cantante Jontè Mayon.

Affascinante e sensuale, la Mayon è originaria di New Orleans ed ha iniziato la sua carriera a soli 4 anni, nel 1984. Cresciuta in una famiglia di musicisti, nel suo percorso artistico si sono avvicendati vari generi musicali come il gospel, il soul, il blues ed il R&B. Potente, avvolgente e magica è la sua voce da soprano, che avevamo già avuto modo di apprezzare ad Orvieto, quando partecipò per la prima volta ad Umbria Jazz in qualità di membro di un coro gospel. Bravissima!

Alle 17,30 ci spostiamo al Teatro Morlacchi per lo strepitoso concerto del bandolimista Hamilton De Holanda, che si esibisce con il suo Trio, composto da Salomão Soares alle tastiere ed al moog e da Thiago Big Rabello alla batteria. 

De Holanda, virtuoso del suo strumento, ci appassiona con la sua solarità  ed accattivante presenza scenica; profondo conoscitore della cultura popolare della musica brasiliana, offre un vincente spettacolo che è un incrocio tra choro e jazz. Nella sua ricerca della spontaneità e della bellezza musicale, Hamilton De Holanda si dimostra essere uno dei massimi specialisti del suo strumento – un mandolino ad 8 corde – al quale ne sono state aggiunte altre 2 per dargli un suono più profondo.

Coniuga tradizione e modernità in maniera vincente, propone un repertorio variegato ed interessante, chiacchiera amabilmente con il pubblico, alternando frasi in italiano ad altre in portoghese, interessando ed infiammando sempre di più la platea, che gli chiede, acclamando, un bis.

Passando per Piazza IV Novembre, notiamo sul palco gli studenti della Utrechtse Studenten Bigband, giovani e talentuosi musicisti che non possiamo esimerci di ascoltare ed apprezzare.

Ci prepariamo quindi per la Brazil Night dell’Arena Santa Giuliana, gremita  da un pubblico di origini brasiliane, giunto apposta a Perugia per il concerto dei loro beniamini: i Gilsons ed il capostipite di famiglia, lo stellare Gilberto Gil.

Alle ore 21,00 in Arena c’è una atmosfera scoppiettante, che accoglie i Gilsons, gruppo formatosi nel 2018 e comprendente José, Francisco e Joao Gil, rispettivamente figlio e nipoti di Gilberto Gil. Fedeli alla tradizione familiare baiana, propongono un riuscito ed originale mix con le influenze pop, funk e rap. La loro applauditissima performance, ci mostra una maniera davvero vincente per innovare la tradizione della musica brasiliana e proporla nel futuro.

Alle 23,00 il palco è tutto per Gilberto Gil, un vero mito della Musica Popolare Brasiliana e leggendario musicista e cantante a livello mondiale. Grande comunicatore, riesce a trasformare in musica gli aspetti delle vita quotidiana, “parlando” di politica o di famiglia. Eccezionale è il suo lavoro di ricerca musicale, che lo porta a proporre un fantasmagorico repertorio che è una riuscitissima commistione di sonorità popolari con sonorità africane di Bahia con le nuove sonorità rock, reggae e pop. Con oltre sessanta dischi al suo attivo, Gil è stato attivo anche in altri campi, come quello politico è quello intellettuale, avendo ricoperto il ruolo di Ministro della Cultura in Brasile. Il suo colorato carisma ed i suoi modi affabili, conquistano letteralmente il pubblico dell’Arena, che balla e canta durante tutta la sua performance. Fantastico!

All’1,00 di notte ai Giardini Carducci non possiamo non fermarci ad ascoltare la Anthony Paul’s Soul Orchestra: direttamente da San Francisco, l’ottetto di musicisti è una eccellenza della musica Soul. Formatasi nel 2007, la band, partendo dal soul della tradizione, propone pezzi di Black Music – Soul, R&B e Soul – di altissimo livello che sono molto gradito al folto pubblico presente ai Giardini, nonostante l’ora tarda.

Sabato 11 luglio ci imbattiamo, alle 11,30 nei Funk Off, che suonano, in diretta radio, la romantica It’s OK davanti alla postazione di RadioMontecarlo, attorniati da un folto e partecipativo pubblico.

Alle 12,00 in Sala Podiani applaudiamo il Trio della bravissima pianista Kris Davis, sul palco con il contrabbassista Robert Hurst ed il batterista Jonathan BlakeEclettica musicista, che spazia in generi e formule diverse, la Davis ha recentemente pubblicato, con il suo Trio, il singolo Lost In Geneva e – con la partecipazione di un quartetto d’archi – la The Solastalgia SuiteCanadese di nascita e residente a New York da una ventina d’anni, vanta numerose collaborazioni in ambito jazz, con lo sguardo aperto verso l’innovazione. Ha iniziato a studiare pianoforte da giovanissima, a soli sei anni, ma la passione per il jazz è arrivato ai tempi della scuola superiore, quando decise di trasferirsi a NY per scoprire e vivere nel mondo del jazz più importante.

Alle 17,30 al Teatro Morlacchi si esibisce il pianista Fred Hersh, un vero e proprio artista di culto. Con 20 nomination ai Grammy Awards come pianista, compositore, leader e per il suo trio, Hersh spazia tra i vari generi musicali con innata naturalezza, accompagnato da Drew Gress al contrabbasso e da Peter Erskine alla batteria. Pianista emotivo ed emozionale, segue il suo percorso, che è stato di ispirazione per altri grandissimi pianisti come Mehldau e Iverson, che sono stati entrambi suoi allievi. Cultura classica e jazz, energia e lirismo, innovazione e tradizione sono gli ingredienti della sua musica, che parla per lui. Concerto meraviglioso, coinvolgente, magico…uno dei più belli di questa edizione del festival.

Alle 19,00 sul palco di Piazza IV Novembre c’è lo Student Recital della Dekoor Close Harmony, che bravi!

Ci possiamo fermare solo per un paio di brani, perché al Teatro del Pavone ci aspettano Le Canzoni di Dario Fo, raccontate dal figlio Jacopo Fo e dal pianista Enrico IntraQuesta edizione del festival, il cui manifesto è un dipinto di Dario Fo, né celebra il genio è la creatività nel centenario della sua nascita. Il lavoro pittorico raffigura la Danza degli Zanni ed è una rappresentazione visiva della ricerca teatrale di Fo in cui le immagini sembrano  muoversi a ritmo. Durante lo spettacolo, ad ingresso gratuito, si raccontano aneddoti che hanno ispirato alcuni brani di Fo, satirici e lirici, comici e militanti, radicati nella tradizione, ma sempre attuali. Intra, amico di Fo di lungo corso, ed il figlio Jacopo, danno vita ad una piacevole e scambievole conversazione che ci intrattiene piacevolmente per un’oretta, dandoci l’occasione di tributare i dovuti applausi al genio ed alla modernità di suo padre Dario.

Alle 21,30 ci troviamo nuovamente al Morlacchi per l’unico concerto by night in questa location dedicata al Jazz puro: First Meeting per il grandioso pianista Gonzalo Rubalcaba, il sax tenorista Chris Potter, il contrabbassista Larry Granadier ed il batterista Eric HarlandIl loro nome ha dato il titolo anche al doppio album live di recente uscita e racconta il loro primo incontro e l’ inizio della loro vincente collaborazione artistica. Reciproca sintonia ed amore per l’improvvisazione, uniscono i quattro che abbandonano momentaneamente il loro ruolo di band leder, per unire la loro arte a servizio di una musica meravigliosa, sensazionale, affascinante. 

L’idea, nata come una una tantum, ossia un incontro tra improvvisatori di altissima classe, si è sviluppata in seguito in una vera e propria tournée, dove, questi quattro fuoriclasse, hanno potuto offrire al pubblico di diversi contesti, il risultato sopraffino della loro empatica energia ed eleganza. Quattro grandi maestri del proprio strumento, che, con il giusto equilibrio ed un palpabile interplay, ci regalano un concerto a dir poco straordinario: grazieee!

Alle 23,30 ci spostiamo in Piazza IV Novembre, dove i Funk Off, in elegante nuova mise con camicia color prugna, si esibiscono on stage. Grande energia e coinvolgimento del pubblico applaudono il loro Groove Made in Vicchio, mentre alternano brani più nuovi ai classici, che infiammano letteralmente la platea con Funky Fonky, Uh,Yeah! e Funk Made In VicchioLa loro spensierata simpatia e la loro musica di qualità sono diventate un simbolo distintivo di UJ in Italia nel mondo ed il nutritissimo pubblico presente ricambia con caloroso affetto.

Domenica 12 luglio, giornata conclusiva del festival, ci vede presenti alla conferenza stampa di chiusura del festival. Edizione da record, con oltre 46 mila biglietti venduti e più di 3 milioni di euro di incasso. Una Sala Podiani quasi sempre sold out, numerose location musicali per un totale di 500 musicisti e 28 appuntamenti musicali quotidiani fanno la forza di un festival che, più di ogni altra cosa, regala alla città ed agli appassionati del jazz, un’ atmosfera unica. Bisogna provarla perché a parole non si riesce a descriverla bene.

Carlo Pagnotta, Patron del festival, non manca di spoilerare qualche nome dell’ edizione Winter del festival, che si terrà – a partire dal 30 dicembre prossimo e fino a 3 gennaio – ad Orvieto: il graditissimo ritorno dell’eccellenza pianistica di Brad Mehldau e Dear Bennet e l’omaggio a Tony Bennet del crooner americano John Pizzarelli.

Ci fermiamo ad applaudire i Funk Off nella loro penultima marciante, con diretta su Radiomontecarlo e concludiamo con loro la street parade ai Giardini Carducci, mentre intonano Waking UP @ UJ.

Alle 12,00 in Sala Podiani ci attende l’Aaron Parks Trio, con Ben Street al contrabbasso e Cornelia Nillson alla batteria. Il pianista Parks, originario di Seattle, è un performer ed un compositore che costruisce uno stile tutto suo, lasciandosi influenzare da nuove frontiere ritmiche e sonore , nonché da artisti molto diversi tra loro come i Radiohead, Wayne Shorter e Bjork. Assistiamo quindi ad una performance avvincente e coinvolgente, molto apprezzata dal pubblico che gremisce la platea sold out anche per la replica pomeridiana del concerto.

La nostra esperienza musicale ad Umbria Jazz termina  alle ore 17.30 al Teatro Morlacchi, con il Song Book del pianista Kenny BarronAccompagnato da Linda May Han Oh al contrabbasso, Gregory Hutchinson alla batteria ed Ekep Nkwelle alla voce, Barron ci conquista letteralmente con il suo tocco particolare, gli eccellenti fraseggi musicali, le sue invenzioni melodiche, pregni della sua sconfinata cultura jazzistica e senso del tempo.

Davvero una chiusura in bellezza, grazie Umbria Jazz!