The Amnesia: nel cuore oscuro di «Two Wings (Before Death Left)»

Rabbia, malinconia e redenzione si fondono in un brano che racconta l’attimo prima dell’abbandono. I The Amnesia si mettono a nudo tra introspezione e simbolismo, svelando le radici di una canzone potente che parla a tutti. Un dialogo sincero con chi sa cosa significa ricominciare.

 

“Two Wings (Before Death Left)” ha un tema forte: trovare forza in qualcosa che sembra solo distruzione. Da quale emozione è partito davvero il brano?

Una cosa che abbiamo imparato tutti noi della band è che non bisogna mai dire “è finita”, ma perseverare fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Questo brano nasce proprio da quella emozione: è una rivalsa verso la vita stessa, un modo per abbattere — attraverso la musica — quel muro che sembra invalicabile, che è la morte.

Perché finché c’è vita c’è una possibilità di farcela.

La band è sempre stata legata a immagini oscure e simboliche. Quanto vi influenza il mondo esterno – luoghi, oggetti, incontri – nelle vostre composizioni?

Moltissimo. Per esempio, il nostro primo album “A Tale of a Bloody Moonlight” è ispirato al libro “Vampyria”: tutte le canzoni nascono da quell’universo narrativo, tranne 16.01, che il nostro ex cantante ha scritto per suo fratello.

Invece Two Wings (Before Death Left) fa parte di un album che non racconta una storia precisa, ma che è profondamente legato all’introspezione e allo svisceramento — o persino alla “demonizzazione” — del dolore.

Simone porta un assolo che apre una finestra emotiva diversa all’interno della canzone. Quanto contano per voi queste “aperture di luce” in un brano così cupo?

Noi amiamo gli assoli di Simone: porta sempre un tono molto cinematografico e, spesso, il suo intervento riesce a cambiare completamente la prospettiva della canzone, aprendo spazio al tema principale.

Sono proprio queste “aperture di luce” che danno respiro a un brano così cupo e permettono all’emozione di evolversi.

Nel singolo si respira una sincerità violenta, senza filtri. Quanto è importante mantenere questa autenticità anche in studio e non solo dal vivo?

Per noi è molto importante mantenere questa autenticità, perché vogliamo creare un contatto reale con chi ci ascolta, proprio come hanno fatto i nostri gruppi preferiti prima di noi.

Non si tratta solo di essere musicisti, ma di dare un vero e proprio pezzo di te stesso e mettere la tua anima a nudo.

La vostra storia è fatta di caos, energia, ironia, ma anche di dolore reale. Pensate che questa complessità sia la vostra vera forza?

Questa non è la “nostra” forza: è quella di tutti.

Vogliamo che i nostri ascoltatori capiscano che non siamo figure mitologiche, ma esseri umani come loro, e che proprio questa consapevolezza crei un contatto reale tra noi e chi ci ascolta.

Anche noi, tante volte, eravamo vicini a dire “basta”.

Per esempio Gieb: dopo dodici anni passati a cercare un gruppo in cui suonare, stava davvero per appendere le bacchette al chiodo.

Ma, mantenendo la promessa che si era fatto — rispondere ancora a un ultimo annuncio — ha trovato proprio la band che stava cercando.

Guardando avanti, quali nuovi territori sonori volete esplorare dopo un brano così centrale nel vostro percorso?

Adesso, mentre componiamo, stiamo sperimentando molto: vogliamo esplorare i nostri punti deboli per portarli alla luce e creare qualcosa che non abbiamo ancora fatto.

Inoltre stiamo facendo i provini per trovare una persona che possa dare voce a questi brani, che incideremo il prima possibile da Too Loud Records.

Se qualcuno o qualcuna volesse candidarsi, può scriverci direttamente sui nostri social.