T.F.R. e “La mano”: tra distanza e desiderio di vicinanza

Nel loro nuovo brano, i T.F.R. esplorano il confine tra assenza e contatto. “La mano” è una canzone nata in pandemia ma capace di superare quel tempo. In questa intervista riflettono su scrittura, emozione e autenticità, con uno sguardo disilluso ma mai privo di speranza.

 

Ragazzi, è un piacere avervi qui. Il vostro stile è fortemente cantautorale ma anche contaminato da indie e folk. Come si costruisce un’identità musicale così sfaccettata?

L’identità musicale dei T.F.R. si forma senza conformarsi a un genere prestabilito. Abbiamo la fortuna di ispirarci a generi molto diversi ma la base di partenza è sicuramente il cantautorato

Guido, i tuoi testi affrontano spesso solitudine, assenza e fragilità. Scrivere è più una forma di analisi personale o una ricerca collettiva?

Sono presenti entrambe le dimensioni che spesso diventano complementari e a volte si annullano a vicenda. Esiste la volontà della necessità di parlare a una collettività e di affrontare il malessere, il malcontento, il dissenso con spirito corale e di lotta ma esiste anche la consapevolezza e a volte la colpevolezza di ripiombare a una dimensione più autoreferenziale e individuale che è quella che la società richiede maggiormente.

“La mano” si muove tra malinconia e tenerezza. Come si bilancia, in musica, il peso dell’emozione senza cadere nella retorica?

E’ una domanda molto suggestiva ma non prevede una risposta univoca e comunque la risposta non sarebbe all’altezza della domanda che comunque ci lusinga. L’arte indipendente è l’unica dimensione che oggi può ancora sfuggire alla retorica ed anche a un eccesso di semplificazione, inteso come nel volere evocare delle situazioni o delle immagini che non permettono all’ascoltatore di poter interpretare il messaggio in modo soggettivo anche discostandosi dall’intenzione originaria degli autori. Pur avendo ormai confermato il riferimento al periodo del covid ci auguriamo che il messaggio sia ancora più profondo e che oltrepassi il contesto particolare in cui si è generata l’idea.

Nella canzone c’è una tensione tra distanza e desiderio di vicinanza. È un tema che sentite ancora oggi, anche al di là dell’emergenza sanitaria?

La tensione tra distanza e desiderio di vicinanza è una costante rintracciabile in molti altri brani della nostra produzione, non solo in molte delle canzoni del disco Crinali ma anche nel precedente Spariamo nel buio.