Stanze Mentali dei Niente da Fare, quando il pop-rock si concede tempi dispari e ritmi latin

Dal punto di vista compositivo, Stanze Mentali dei Niente da Fare è un disco che non si accontenta della formula verso ritornello bridge. La band inserisce con naturalezza tempi dispari e composti, alterna sezioni in levare a passaggi più lineari, e non rinuncia a innesti di orchestrazione e ritmi latin che arricchiscono un impianto di base ancora saldamente pop-rock con venature grunge. Canzone Pop è probabilmente il brano più rivelatore sul piano tecnico, perché trasforma in testo lo scontro tra due linguaggi musicali opposti. Quando canta che ‘la mia vita non è un mio arrangiamento, è uno spartito di direttori esperti’, la voce racconta la frustrazione di chi vorrebbe suonare jazz e si ritrova a dover suonare dance, e l’arrangiamento stesso del brano lavora su questo contrasto tra rigidità imposta e libertà cercata. Negli altri brani il lavoro ritmico resta sempre al servizio della scrittura: i tempi dispari di Yggradrasill sottolineano il senso di reclusione del testo, mentre le percussioni più latine di Bionde, Scure, Rosse accompagnano un racconto leggero e quasi goliardico. Il missaggio e l’arrangiamento, curati da Alberto Billone con Cratere Production negli studi 2on2 Recordings, restituiscono un suono pulito che lascia spazio a chitarre e voce senza appesantire la sezione ritmica. Anche la scelta degli strumenti segue questa logica di contaminazione controllata: chitarre elettriche distorte convivono con sezioni più orchestrali, senza che l’una tolga spazio all’altra. Per chi ama analizzare la struttura oltre al testo, Stanze Mentali offre più di un dettaglio su cui tornare a un secondo ascolto, soprattutto nei cambi di metro tra strofe e ritornelli.