Sereen. e il suo “Imaginationite”: quando l’immaginazione diventa una casa e un confine

Tra foreste mentali e suoni taglienti, Sereen. racconta il potere ambiguo dell’immaginazione. “Imaginationite” non è solo una canzone, ma un’esplorazione visiva ed emotiva che intreccia cinema interiore e musica. In questa intervista, l’artista si apre tra fragilità e forza, con la sincerità di chi ha scelto di non nascondersi più.

 

 

Quando riascolti “Imaginationite”, c’è un’immagine o un’emozione che ti riporta esattamente al momento in cui l’hai scritta?

Credo che quando scrivo un pezzo, c’è sempre un momento in cui la memoria viene ricondotta all’attimo in cui l’ho composta; devo dire che con questa canzone invece da un po’ di tempo ciò non succede. Probabilmente perché l’ho metabolizzata a sufficienza e forse ho vissuto ed assimilato ciò che dovevo dire da un po’ di tempo. E probabilmente è anche parte del mio percorso di accettazione e anche di tanti momenti che ho vissuto.

Il Maladaptive Daydreaming può essere anche una forma di protezione. Ti sei mai trovata a viverlo come un “luogo sicuro”?

Questa è una domanda che mi mette in un grosso spazio di vulnerabilità, però è anche liberatorio parlarne. Sì, ho sempre cercato di trovare degli angoli di salvezza, per così dire, dove vivere questa mia stranezza in pace. Però adesso va molto meglio, al punto che non ho proprio più bisogno di ricorrervi.

La produzione di Joe Nocerino si sposa perfettamente con il mood del brano. Com’è stato lavorare insieme su un tema così personale?

Un poco come per tutto l’album di debutto lavorare con Joe è stato assolutamente necessario al mio progresso artistico, nonché umanamente stimolante ed assolutamente senza vincoli in termini di condivisione spirituale. Lui ha capito perfettamente come io avevo bisogno di narrare tutto il mio disco, ed è stata una persona che mi ha dato una grandissima manforte in questo.

Quanto ti ha cambiata, artisticamente, affrontare una parte così intima e complessa di te stessa in maniera così diretta?

Credo molto profondamente. Rientra in un percorso di completa accettazione della mia personalità, che quest’anno ho imparato ad amare più di quanto abbia fatto in passato.