Un brano intimo ma accessibile, capace di raccontare un’emozione profonda senza mai risultare distante. Santamaria entra nel cuore del pezzo con un approccio intenso e misurato. In questa chiacchierata emergono sensibilità, consapevolezza e un lavoro costruito con cura.
Ciao Santamaria, quando hai ricevuto “Il senso dell’incanto”, cosa ti ha colpito?
Credo che ciò che mi ha colpito subito sia stata l’atmosfera evocativa e suggestiva del testo. Le parole sembravano disegnare un’immagine precisa, un paesaggio emotivo che mi ha immediatamente coinvolto. È stato un po’ come ricevere un regalo, qualcosa che sorprende e coinvolge in modo inatteso. Insomma un brano che ha la capacità di sorprendere e di lasciare un’impronta duratura.

Il brano ha un equilibrio molto delicato. Quanto lavoro c’è stato per trovare il giusto modo di interpretarlo?
Il lavoro di interpretazione è stato un processo molto naturale e intuitivo. Quando ho ricevuto il brano, ho sentito subito una connessione profonda con il testo e con la musica, l’interpretazione è venuta fuori in modo spontaneo. Ci sono stati molti dettagli da curare e rifinire. Marcello De Toffoli ha lavorato sulla musica per trovare il giusto equilibrio tra la voce, gli strumenti e l’atmosfera generale del brano. Il brano è stato registrato in poche ore con Marcello De Toffoli e Lalla Francia vocal coach e cori, una volta pronto è stato condiviso su tutte le piattaforme digitali. Il lavoro di interpretazione è un processo continuo, e credo che ogni volta che ascolto il brano, scopro qualcosa di nuovo.
Essendo un brano scritto da Stefano De Maco, quanto è stato importante per te renderlo personale?
Quando un autore, in questo caso parliamo di Stefano De Maco scrive un brano, è chiaro che ci ha messo dentro parte di sé, il mio compito è stato quello di trovare la mia chiave di lettura, il mio modo di interpretarlo. Non volevo semplicemente cantare le parole, volevo viverle, renderle mie. Questo significa trovare il giusto rispetto per l’originale e la mia sensibilità di interprete. Stefano De Maco è un autore molto sensibile, ha un modo di scrivere che è unico, e io ho cercato di essere fedele a quella unicità, ma anche di aggiungere la mia impronta personale. È stato un lavoro di squadra, con Stefano De Maco abbiamo parlato a lungo perché mi concedesse questo brano, che lo stesso lo ha eseguito in un live circa 15 anni fa; credo che il risultato sia un mix perfetto di intensioni e sensibilità
C’è stato un momento in cui ha sentito che il pezzo ti apparteneva davvero?
Sì c’è stato un momento preciso, è stato durante la registrazione in studio, quando ho iniziato a cantare e a sentire la musica, è stato come tutto si fosse improvvisamente messo a posto come il brano fosse scritto apposta per me, la voce, la melodia, gli strumenti…tutto perfettamente in linea con le mie emozioni.











