Si torna alla canzone d’autore? Probabilmente la dimensione del pop fatto di soluzioni sfacciatamente digitali sta planando verso una dimensione sempre più trasparente di suoni meno arroganti e determinanti. E questo disco di Salvario ne è un esempio: “Fragili Meravigliose Città” direi che può suonare bene e indipendente da tutti i suoni che la produzione gli ha messo (magistralmente) addosso. E che meravigliose pennellate di delicatissima quiete e di ricami pop efficaci…

 

COVER SALVARIOParlando di produzione: l’elettronica moderna in che modo l’hai voluta usare?

L’elettronica abita il mio disco innanzitutto attraverso la sensibilità dei produttori che ho coinvolto, che portano con sé quel tipo di influenze. Per questo lavoro ho scelto di mettere temporaneamente da parte l’anima acustica — quel DNA da cantautore chitarra e voce che mi appartiene da sempre — per sperimentare un suono diverso e più ricercato rispetto al passato. Mi sono messo in gioco cercando un nuovo metodo e cucendo un vestito differente sulle mie canzoni; non è stata una scelta pianificata a tavolino, ma una naturale evoluzione maturata lungo la strada.

Strumenti veri e strumenti replicati digitalmente: questo disco come si pone?

Direi che siamo su un perfetto equilibrio: 50 e 50. Pur prediligendo i suoni analogici, sentivo la necessità di percorrere strade nuove; per questo l’elettronica è entrata in alcuni pezzi in maniera molto presente e sono estremamente soddisfatto del risultato. Un riferimento costante è Damon Albarn: lo trovo una grande fonte d’ispirazione per la sua capacità di restare credibile in ogni veste, dal brano nudo chitarra e voce alle produzioni più sature di elettronica. È sempre riconoscibile, ed è una dote che ammiro moltissimo.

 

 

Molti hanno fatto notare diverse assonanze con tante soluzioni pop ampiamente conosciute. Come ti poni di fronte a questo argomento?

Il pop fa parte dei miei ascolti, specialmente quello capace di veicolare significati profondi. Amo il “bel canto” all’italiana e cerco di riportare quella cura nelle mie melodie, inserendola nel solco della canzone d’autore. In alcuni brani mi piace muovermi su giri armonici classici e consolidati, usandoli come base per ricercare la mia voce, il mio gusto e la mia identità melodica.

Inevitabile chiederti di Sciame. Una produzione ma anche una scrittura totalmente diversa… vero? Perché?

Questo disco è nato svincolato da direzioni di produzione rigide; ogni brano ha seguito la propria evoluzione. Nel caso di Sciame, il produttore Federico Puttili ha voluto spogliare il provino iniziale per rivestirlo con soluzioni che richiamano il soul e il trip-hop. Il brano è stato poi completato con il supporto di Ale Bavo, che mi segue sin dagli esordi. Ne è uscita una traccia diversa, che aggiunge una sfumatura ulteriore alle mie produzioni.

Dal vivo? Dove e come possiamo trovarti?

Al momento sto lavorando alla programmazione delle nuove date per i prossimi mesi, con l’obiettivo di suonare il più possibile durante il periodo estivo. Per restare aggiornati sul calendario dei concerti, il riferimento sono i miei profili Instagram e Facebook, che aggiorno costantemente.