È decisamente distopico e viscoso il suono di Pit Coccato dentro questo EP che di digitale sembra avere solo la distribuzione. Si intitola “Corso Cavallotti 28”, un indirizzo, il suo personale ritiro privato da cui veder scorrere la pandemia ma anche il disagio di una società che non guarisce, piuttosto peggiora. Distanze e solitudini ma anche fragilità di cui prendere consapevolezza: e sono canzoni dal marcato modo indie che si sviluppano tra una distorsione e una soluzione acustica, anche grazie alla direzione artistica di Daniele Celona.

 

 

COCCATO CoverSalta all’occhio il nome di Daniele Celona. E quindi trova anche un “senso” e una collocazione questo suono ruvido… che lavoro avete fatto assieme?

Con Daniele il lavoro è stato incentrato molto sulla qualità del suono, abbiamo effettivamente nerdato tutti quanti assieme per trovare la quadra strumentale più consona. Sono soddisfatto del risultato: caos ordinato.

Tanta distorsione: sapendo la genesi geografica e temporale, quanta rabbia c’è dentro?

Molta rabbia, ma soprattutto molta voglia di contestare. I vecchi schemi non si applicano più alla mentalità delle nuove generazioni, che infatti sono soggette a molte pressioni sociali, tra cui la cultura del successo e un sacco di bugie che ci portiamo dietro dal secolo scorso. La morale di questo ep è proprio che non c’è vergogna nel fallimento.

La vulnerabilità è un limite o una forza?

Un punto di forza, ti permette di vivere nei tuoi limiti con serenità. Tutto il disco è dedicato a coloro che sono stati vulnerabili, credo siano le persone più oneste verso un mondo così spietato.

Chi sono i fantasmi di oggi secondo te?

Premetto che quella canzone nello specifico (guarirai) l’ho scritta assieme a un amico che stava attraversando un periodo difficile per la sua psiche, la maggior parte dei versi sono stati pensati assieme a lui in piena crisi psicotica nel tentativo di canalizzare la sua rabbia in un qualcosa di bello. In particolare i fantasmi sono quindi gli stessi problemi di salute mentale. In un senso più generale si ricollega bene ai temi del disco: la solitudine, la cultura del successo che ha deluso un’intera generazione, la ricerca senza fine di una stabilità o un’indipendenza

E la chiusa di questo Ep sembra davvero il manifesto di tutto… e qui forse il “fantasma” di Mark Lanegan è davvero evidente. Vero?

Mark Lanegan è sicuramente un punto di riferimento per un sacco di elementi nella mia musica: Il modo che aveva di cantare, di passare dai toni bassi a quelli più graffiati sono sintomo dell’umiltà che solo il grunge ha avuto nel corso della storia della musica. Credo che si senta molto la sua mancanza nel mondo della musica, ma ho cercato di prendere e di coinvolgere questi suoi insegnamenti nel mio personalissimo modo di scrivere e di interpretare.