Nuovo Teatro “Giuseppe (Peppe) Vessicchio” a Cardito (Na)

Il Nuovo Teatro Comunale di Cardito, in provincia di Napoli, è stato intitolato al compianto Maestro “Giuseppe (Peppe) Vessicchio”

Intitolato al Maestro
“Giuseppe (Peppe) Vessicchio”
il Nuovo Teatro Comunale di Cardito (Na)

Inaugurato in questi giorni a Cardito, comune in provincia di Napoli, il Nuovo Teatro Comunale “Giuseppe Vessicchio”, alla presenza di Giuseppe Cirillo, sindaco di Cardito di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli nonché della Città Metropolitana, di Alessia Vessicchio, figlia del compianto Maestro Peppe, e di molte personalità del mondo della politica e della cultura locale.

Il Maestro Vessicchio, improvvisamente scomparso l’8 novembre dello scorso anno, è stato ed è rimasto un personaggio particolarmente amato e stimato, sia in ambito locale che nazionale, non solo per le sue spiccate doti culturali, artistiche e musicali ma anche, e forse soprattutto, per la sua simpatia, la sua ironia e le sue particolari doti umane e comunicative, che lo hanno reso un artista completo.

Maestro Peppe Vessicchio
Maestro Peppe Vessicchio

Nato 70 anni fa nel quartiere popolare napoletano di Pianura, Vessicchio si è reso famoso e popolare per le sue innumerevoli partecipazioni ai Festival di Sanremo, quale direttore d’orchestra per i nomi più noti e popolari del panorama canoro Nazionale ed ha rappresentato un esempio tangibile del riscatto che la cultura e l’impegno possono offrire anche a chi nasce in un luogo e in un ambito socio-economico non particolarmente vantaggioso.

Forse per questo la scelta di Cardito, situata tra il Rione Salicelle di Afragola e il Parco Verde di Caivano, due luoghi che sono stati resi nell’immaginario collettivo, loro malgrado, emblematici del degrado sociale e culturale, pur rappresentando in realtà solo la punta di un iceberg che nasconde i molteplici mali atavici che affliggono in profondità indistintamente le periferie di tutti i grandi centri urbani del nostro Paese, come si legge quotidianamente tra le righe delle cronache.

Ciò non diminuisce il valore del messaggio dato dalla valorizzazione dell’emblematica figura di Vessicchio, e cioè che nulla possono gli atteggiamenti repressivi ma solo la forza della cultura, dell’istruzione, dell’educazione, della partecipazione sociale e della persuasione possono riscattare le sorti della società in tutti gli ambiti geografici.

Il Nuovo Teatro Giuseppe Vessicchio, sito in Via Biagio Castiello – con una capienza di circa 200 posti, dotato oltre che degli spazi canonici dedicati sia al cinema che al teatro, di aree verdi, bar e spazi all’esterno, di tecnologie avanzate e di servizi di accoglienza per i disabili – sarà chiamato a rappresentare un luogo di aggregazione e di inclusione sociale adatto, oltre che alle rappresentazioni cinematografiche e teatrali, a manifestazioni di vario genere, convegni, rappresentazioni scolastiche e presentazioni.

Un’ottima occasione per celebrare il ricordo incancellabile del Maestro Peppe Vessicchio.

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Maurizio Spennato
In principio furono un mangiadischi e un registratore a nastro, con cui “rubare” la musica, che all’epoca non era a portata di orecchio come oggi, dalla TV, dalla radio e, dai dischi prestati da amici, parenti, compagni e, in seguito, colleghi e conoscenti. Quando sentii “Il Primo Giorno di Primavera”, dei Dik Dik (sull’onda stilistica di “A Whiter Shade Of Pale”, dei Procol Harum, a sua volta ispirata alla progressione armonica dell’Aria Sulla IV Corda, di J. S. Bach) da una ”band” di periferia, mi folgorò il suono dell’Hammond, che mi spinse ad iscrivermi ad una scuola di musica. Oltre ai fondamenti della musica, conobbi e familiarizzai con organo, pianoforte e tantissimi strumenti musicali di cui non avevo idea (e, tra differenze e similitudini, mi innamorai di ciascuno di essi), con la Canzone Napoletana classica ma anche con quella moderna, di Renato Carosone, e con le riletture di Peppino Di Capri e di Fred Bongusto. Quando scoprii di avere un discreto orecchio musicale, abbandonai lo studio e mi buttai nei primi complessini di ragazzi. Finita questa stagione, rimase l’ascolto dei dischi e della musica in generale dove imparavo ad apprezzare le differenze delle contaminazioni tra generi e le influenze della Bossa Nova, del Blues, del Jazz e del Rock sulla musica Pop. Da allora non ho mai smesso di raccogliere musica - in una collezione di oltre 2000 dischi – di ascoltarla, “osservarla” e “studiarla” criticamente e di descriverla, documentarla e trasmetterne, anche visivamente attraverso la fotografia, tutte le emozioni che riesco a coglierne nei concerti “live” che ho l’opportunità di seguire.