Diciamocelo chiaramente: scrivere una canzone che abbia “Parigi” nel titolo e non scivolare rovinosamente nel già sentito è un’impresa che farebbe tremare qualunque artista. Eppure, Michele Bo, con il nuovo brano “I cieli di Parigi”, sembra aver trovato una chiave di lettura diversa, molto più vicina all’asfalto che ai film di Disney a cui oramai siamo abituati. “I cieli di Parigi” non vuole imporsi come la solita ballata melensa da sottomarca, ma come un pezzo indie-pop che ha il passo svelto di chi cammina per Montmartre con lo zaino in spalla e la testa che già pensa alla prossima coincidenza aerea. Si sente che Michele è uno che il mondo lo gira sul serio, non per un weekend “mordi e fuggi” ma per lavoro, vivendo quella strana condizione di chi abita ovunque e in nessun posto, tra luoghi anonimi e partenze che spezzano il fiato. L’amore, in questi casi, s’insinua, ma non riesce ha alla base delle solide fondamenta su cui crescere.
La produzione di Sabatino Salvati agli studi UpMusic è stata fenomenale: ha preso un sentimento crudo e lo ha avvolto in una patina moderna, oserei dire cinematografica. Quell’accenno nel testo alla Tour Eiffel che fa da sfondo alle pareti di un motel è il dettaglio che vince tutto: toglie il lusso finto e ci mette la vita vera, quella fatta di valigie aperte sul letto e baci che sanno di “hic et nunc“.
Michele Bo non ci vende un sogno, ci regala un pezzo della sua vita da nomade sentimentale.












