MARCO DELLA GATTA: parola e musica in “Canto dell’estate”

“Canto dell’estate” si muove in un territorio poco frequentato nel panorama contemporaneo, quello in cui la parola poetica non viene adattata alla musica ma viene accolta, rispettata e tradotta con attenzione. Il lavoro di Marco Della Gatta si sviluppa su una struttura che richiama una forma quasi cameristica, dove il pianoforte apre e sostiene, il contrabbasso radica e il sax costruisce aperture timbriche che non invadono mai lo spazio vocale. Il verso “In te arde la figura oltre le effimere età della bellezza che dura” diventa il punto di equilibrio tra tensione musicale e contenuto semantico, mantenendo una linea espressiva coerente. La scelta di una lettura prossima a quella attoriale permette di preservare ritmo e intenzione del testo senza cadere in soluzioni melodiche forzate. Il riferimento a certo lavoro di Paolo Conte o alle contaminazioni più raffinate di Bollani può emergere, ma resta solo un’eco lontana.

A metà brano si avverte una volontà precisa di non accelerare, di non costruire un climax tradizionale, scelta che rafforza la coerenza ma che potrebbe lasciare alcuni ascoltatori in una sospensione non immediata. Tuttavia è proprio questa sospensione a definire l’identità del progetto artistico, che si chiude con un accordo aperto, coerente con il senso di incompiutezza evocato. Un lavoro che richiede ascolto attento ma restituisce profondità.