“Guarirò” racconta la svolta di Mads: accettare le ferite, riconoscere la propria fragilità e trasformarla in energia creativa. Tra melodie intime e ritornelli esplosivi, il cantautore ripercorre il suo viaggio emotivo. L’intervista rivela paure, intuizioni e il bisogno di una musica che sia spazio sicuro per tutti.
“Guarirò” racconta il momento in cui ci si rialza dopo essere caduti molte volte. Oggi, lei sente di essere guarito o la guarigione è ancora un viaggio aperto?
La guarigione per me è ancora un viaggio. Ci sono giorni in cui mi sento più forte, altri in cui le vecchie ferite tornano a pulsare. Ma la differenza è che ora non scappo più: le guardo, le ascolto, ci convivo. “Guarirò” non nasce da una guarigione conclusa, ma dalla volontà ostinata di continuare a provarci.
La canzone alterna introspezione e energia. Come riesce a trasformare emozioni complesse in un linguaggio musicale così diretto?
Cerco sempre di non complicare troppo le emozioni. Quando provo qualcosa di intenso, la prima cosa che mi viene spontanea è tradurla in immagini semplici, istintive. La musica mi aiuta a togliere filtri: prendo un sentimento complesso, lo osservo, e poi lo faccio diventare ritmo, melodia, parole che arrivano dritte senza troppi giri.

Il ritornello ha una forte componente liberatoria. C’è un’immagine o un ricordo particolare che ha influenzato quella parte del brano?
Sì, c’è un’immagine che non dimenticherò mai: io da solo in macchina, una notte in cui mi sentivo letteralmente a pezzi, e a un certo punto sono scoppiato a cantare a voce altissima per non sentirmi più soffocare. Quel momento, quella liberazione improvvisa, è diventata il cuore del ritornello. È come se avessi riaperto una finestra dopo mesi di buio.
Il singolo nasce da un dolore familiare profondo. È stato difficile decidere di condividerlo pubblicamente attraverso la musica?
All’inizio è stato difficilissimo. Avevo paura di sembrare fragile, o di esporre troppo una parte di me che era ancora aperta. Ma poi ho capito che tenere tutto dentro non mi stava aiutando: condividere non è debolezza, è un atto di coraggio. E trasformare quel dolore in qualcosa che può aiutare gli altri mi ha fatto sentire finalmente libero.
Molti ascoltatori vedono in “Guarirò” una canzone che dà forza nei momenti bui. Che rapporto ha con il pubblico quando racconta parti così sensibili di sé?
Il rapporto con chi mi ascolta è diventato molto più intimo. Ogni volta che qualcuno mi scrive dicendomi “mi hai fatto sentire meno solo”, per me è un regalo immenso. Mi fa capire che aprirmi non è stato inutile: il dolore condiviso pesa un po’ meno, e diventa un ponte invece che un muro.
Dopo questo nuovo capitolo del suo percorso, che tipo di artista sogna di diventare e quali obiettivi vorrebbe raggiungere nei prossimi anni?
Vorrei diventare un artista capace di raccontare la verità, sempre. Non voglio inseguire mode, ma emozioni autentiche. Nei prossimi anni mi piacerebbe esplorare nuovi suoni, portare la mia musica su palchi più grandi e continuare a scrivere brani che possano essere rifugio, forza o compagnia per chi sta vivendo qualcosa di difficile. Se la mia musica potrà diventare uno spazio sicuro anche solo per una persona, allora avrò fatto la cosa giusta.











