“Ma che colpa ne ho”, Marco Forti e il coraggio di dare voce al silenzio

È appena uscito “Ma che colpa ne ho”, il singolo che anticipa il nuovo album di Marco Forti. Un pezzo intenso, costruito come un dialogo silenzioso tra due destini che si sfiorano: quello del cantautore e quello di Marco De Alexandris.

 

 

Bentrovato, Marco. “Ma che colpa ne ho” lancia una domanda universale. Qual è la risposta più inaspettata che hai ricevuto da chi ha ascoltato il brano in anteprima?

Bentrovati a voi e grazie per questa opportunità che mi date! Esatto, lo stesso titolo lancia una domanda alla quale credo sia opportuno che tutti noi proviamo a rispondere, per “aggiustare un po’ il tiro” delle nostre scelte quotidiane e di alcuni nostri atteggiamenti di fronte alla vita. Non ho ancora ricevuto delle risposte in merito, se non una e, forse, la più bella che potessi mai ricevere da parte di Adriana, la madre di Marco De Alexandris.  Mi ha riferito di aver messo in musica, in pochi minuti, tutto il percorso di vita del figlio fino ad oggi e, l’essenza di ciò che Marco ha scritto su quel suo libro. La sua risposta è stata che non abbiamo nessuna colpa, se non quella di non applicarci tanto nelle lezioni che ci vengono date dalla vita: se non “studiamo”, finito il “percorso scolastico”, verremo “bocciati” e l’unica nostra colpa è proprio questa! Per tutto il resto, è un fiume che scorre, dove tutti noi ci stiamo dentro e seguiamo solo la corrente di un disegno già scritto.

Hai parlato spesso di destino. Nel tuo cammino artistico, quanto lasci allo spazio del caso e quanto alla disciplina?

Parlo spesso del destino perché ci credo particolarmente, questo però non significa adagiarsi sul fatto che “deve andare così”! È un concetto, a parere mio, che non si limita solo al cammino artistico ma vitale, di ognuno. Artisticamente parlando, lascio molto spazio al caso ma ho un occhio di riguardo alla disciplina, soprattutto nell’ultimo periodo. Come viene spesso detto, non basta solo il talento ma c’è bisogno anche di una giusta educazione, dedizione e formazione, a qualsiasi età.

Come sta nascendo “F.D.V. – Forza Di Vivere”? È più un manifesto o un’autobiografia mascherata?

Forza di Vivere nasce come manifesto, da monito a molti. Nasce (e si evolve) come punto di riferimento e atteggiamento verso la vita, prendendo spunto dalle vicissitudini e dalla triste storia di un “diverso”: Marco De Alexandris. E’ un progetto che, negli anni, ho sentito sempre un po’ più mio, quasi a diventare autobiografico, oserei dire, perché il primo “allievo” di questo insegnamento che ho avuto dall’amicizia con Marco, sono proprio io!

Quale ruolo immagini per la tua musica nei prossimi anni? Più militante, più intima o entrambe?

Il giusto equilibrio penso sia la ricetta migliore per una comunicazione più efficace, che possa coinvolgere più generazioni. Mi auguro che con la mia musica io possa sempre esprimere me stesso e ciò che penso. Spero di poter essere da esempio per molti e aiutare a non perdersi mai nel “vortice tortuoso e frenetico della routine”. Uno dei ruoli per la mia musica nei prossimi anni che immagino, penso sia proprio quello di diffondere sempre di più dei valori ben solidi e legati ancora alla tradizione, all’essere semplicemente umani e semplici nelle nostre azioni quotidiane, dove prevale l’amore per sé stessi, in primis; poi per chi ci sta accanto e, infine, per chi ci “ospita”, ovvero la Vita!