L’infanzia in “Esisti” – MalìaTheBand

Il finale di “Esisti”, il nuovo singolo dei MalìaTheBand, si rivolge a una bambina, invitandola a resistere. Un’immagine fragile, lontana da ogni eroismo, che racchiude l’essenza del brano.

 

È un piacere poter parlare con voi, ragazzi. Perché avete scelto una figura così precisa per chiudere la canzone?

Il piacere è nostro. Siamo partiti dall’idea che tutti i bambini siano creature indifese, ma abbiamo scelto una figura femminile perché l’immagine della bambina arriva dritta al cuore. È una fragilità che senti subito, senza doverla spiegare.

In quella bambina c’è tutto: l’innocenza, la purezza, la possibilità di un futuro diverso. È qualcosa che senti di dover proteggere, quasi in modo naturale, come un istinto. Chiudere la canzone con lei è stato come fermarsi un attimo e ricordarci per chi stiamo davvero parlando.

È come lasciare una promessa, dirle che nonostante tutto vale la pena resistere, perché il futuro esiste solo se riusciamo a proteggere chi è più fragile.

Cosa rappresenta per voi l’immagine della danza in riva al mare?

Rappresenta il lasciar andare i pensieri, fermarsi un attimo e ballare sul mondo in modo spontaneo, senza preoccuparsi di nulla. È un’immagine di felicità e di libertà anche per chi è adulto. E poi prende forma sulla sabbia calda e morbida, che dà una sensazione di protezione, ed è quella felicità semplice che i bambini provano davanti al mare, quando si sentono davvero liberi di esistere.

Credete ancora nella possibilità di speranza attraverso l’arte?

Senza dubbio sì. L’arte è uno dei modi più forti che abbiamo per resistere e per raccontare quello che siamo e quello che viviamo. Ci aiuta a guardare oltre le difficoltà e a non fermarci solo a quello che non va. Attraverso l’arte possiamo immaginare e condividere un mondo migliore, e ricordare a chi ascolta o guarda che una speranza esiste sempre.

Se “Esisti” fosse una promessa, quale sarebbe?

La promessa di provare a eliminare almeno un po’ del male presente sul nostro pianeta e di non accettarlo mai come qualcosa di normale.