JOE FARNSWORTH: vento di swing ad Orsara

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In attesa della master class che terra’ nell’ambito dell’ORSARA MUSICA JAZZ FESTIVAL, abbiamo incontrato JOE FARNSWORTH, batterista statunitense votato allo swing più trascinante. Ci ha parlato della sua infanzia passata tra i musicisti “di famiglia”, dei suoi giri e della sua musica.

Sound Contest: Salve Mr. Farnsworth, grazie per aver accettato questa intervista. Lei appartiene ad una famiglia di musicisti – anche i suoi fratelli sono musicisti affermati – ed ha iniziato molto presto ad ascoltare la musica jazz, Basie, Coltrain, Parker e molti altri artisti di questa importanza. Lei pensa che il loro insegnamento sia ancor oggi attuale e che possa essere ancora proposto nella musica contemporanea?

Joe Farnsworth: Secondo me è essenziale la perfetta conoscenza dei personaggi che hanno “inventato” la musica che ci sta a cuore. Ciascuno di noi deve guardare attentamente indietro e studiare Charlie Parker, Dizzy (Gillespie, n.d.t.), Max (Roach, n.d.t.), Kenny Clarke, Lester Young, e molti, molti altri. Sono questi i padri fondanti e da essi s’impara il rispetto per questa musica, cosa ascoltare, cos’è lo swing, come presentarsi al pubblico. Questo e’ tutto. Si puo’ costruire una casa sulle rocce, non sulle sabbie mobili…

S. C.: Lei ha suonato con i piu’ importanti musicisti del jazz contemporaneo, come Pharoah Sanders, Wynton Marsalis, Cedar Walton, Diana Krall, Benny Golson, e molti altri. C’e sempre uno scambio di idee tra artisti, quali sono gli arricchimenti che lei ha trovato in questi artisti?

J. F.: Imparando da questi grandi maestri si può capire cosa c’è da sviluppare di nuovo. E la gente inizia ad essere attenta al tuo modo di suonare perché può vedere e sentire ciò che tu hai studiato in precedenza. E’ essenziale essere sempre circondati dei più grandi musicisti, in modo che essi possano mostrarti quanto importante e speciale sia suonare questa musica. Suonare con George Coleman, Cedar Walton, Mccoy Tyner, Pharoah Sanders, Curtis Fuller è una grande lezione; questa gente ha dedicato la propria vita ad insegnare e condividere la musica. Essi hanno dettato gli standard. Essi hanno definito che cosa va bene e cosa no sul palcoscenico… ed è bene esser pronti a seguirli.

S. C.: Mr. Farnsworth, Lei ha suonato musica jazz in tutto il mondo, e tutti i giorni incontra gente diversa. C’è differenza nel modo di ascoltare della gente nelle diverse parti del mondo?

J. F.: Ci sono grandi estimatori di jazz in tutte le parti del mondo… C’è chi ama più il canto di altri; alcuni sono più superficiali ed altri preferiscono andare più a fondo. Ma quello che accomuna tutti gli amanti del jazz e’ che vogliono ascoltare un bel po’ di blues, e molto molto swing. Vogliono battere il piede a terra e… ed hanno voglia di groove, ed il groove ha bisogno di swing…

S. C.: Prossimamente Lei terrà una master-class ad Orsara, e prenderà parte anche ai concerti del Festival Jazz. Incontrerà molti suoi vecchi amici, con cui ha già suonato in passato, e sappiamo che ci sarà una session esclusiva tra Lei ed i più importanti musicisti presenti al festival, Jerry Bergonzi, il suo amici Jim Rotondi, John Webber, Mark Sherman, Lucio Ferrara, Antonio Ciacca

J. F.: Non vedo l’ora di suonare di nuovo in Italia, con i miei grandi amici, e di incontrarne altri nuovi. Vedevo spesso Jerry Bergonzi al 880 Club ad Hartford con i miei frartelli quando ero più giovane, e lo amo moltissimo. Sono molto felice di incontrarlo e di dividere ancora il palcoscenico con lui. Lo spero, sono pronto ed impaziente!!

S. C.: Ringraziamo Joe Farnsworth e gli auguriamo buona fortuna per tutti i suoi futuri impegni.

ph courtesy Sergio Cimmino