In questa conversazione l’artista racconta la nascita dell’album “whynotfrank” e il percorso emotivo che lo attraversa. Un lavoro che unisce introspezione, ricerca sonora e libertà espressiva, dove ogni brano sembra rappresentare una tappa di un viaggio personale e creativo.
Ciao Asia, ascoltando l’album “whynotfrank” si ha la sensazione di entrare in un mondo molto personale, quasi come se ogni brano fosse un capitolo di diario. Quando hai iniziato a scrivere questo disco avevi già chiara la direzione emotiva oppure è stato il percorso stesso a costruirla?
Sì, è stato il percorso a influenzare gli eventi passo dopo passo. Sono partita senza una direzione emotiva definita e ho scritto seguendo la necessità del momento, nell’arco di quattro anni. Solo alla fine ho riconosciuto che quei brani, pur apparentemente distanti, insieme raccontavano l’intera storia.

Nel brano “Hundred Times” racconti quel conflitto tra il tuo modo di stare al mondo e quello delle persone intorno a te. Guardandoti indietro oggi, senti che quel periodo ti ha cambiata anche musicalmente oltre che come persona?
Probabilmente sì, anche se resta difficile misurarlo mentre ci sei dentro. Posso dire che quel tipo di attrito, il sentirsi fuori posto in un contesto, porta a comprendere meglio chi si è. Quando matura la consapevolezza, evolve anche la scrittura.
Una piccola osservazione da ascoltatore: il disco attraversa molti territori sonori, dal pop all’electropop fino a momenti quasi progressive. A volte questa varietà sorprende parecchio. È stata una scelta consapevole oppure il risultato naturale del processo creativo?
È il risultato naturale del processo. Questi brani sono nati nell’arco di quattro anni, in momenti e contesti molto diversi tra loro; era naturale che suonassero in modo diverso. Io e Frank proveniamo da background musicali differenti e quella varietà è entrata nel disco spontaneamente. In generale mi piace spaziare, cambiare ambiente e atmosfera; trovo un po’ asfissiante restare in un unico spazio sonoro.
Guardando l’album nel suo insieme, quanto è importante per te che chi ascolta trovi una propria interpretazione dei brani invece di seguire una lettura precisa della storia?
Il mio intento non è guidare chi ascolta verso una lettura precisa. Quello che ho vissuto io è il punto di partenza, ma una volta rilasciati i brani non mi appartengono più del tutto. Se qualcuno ci trova qualcosa di completamente diverso da quello che intendevo non mi disturba affatto, anzi, mi incuriosisce.











