Una composizione che attraversa anime, paesi e silenzi. “Spirit” è più di un brano: è una ricerca spirituale in forma musicale, una voce che parla attraverso il clarinetto e si nutre di jazz, tradizioni etniche, improvvisazione. Mattaliano ci guida tra emozioni, visioni e un silenzio che non è mai vuoto.
“Spirit” nasce come indagine sulla spiritualità dell’uomo contemporaneo. Qual è la prima immagine interiore che ti ha guidato nella composizione del brano?
E’ stata l’immagine di un alba mediterranea, lontana da ogni volgarità dove l’arte della luce si diffonde gradualmente. Ho cercato di cogliere il senso di speranza e di rinnovamento nella musica, utilizzando suoni e timbri che evocassero lo sviluppo della luminosità e della bellezza dell’anima Mediterranea.
Il clarinetto in questa composizione diventa voce, respiro, preghiera. Come sei riuscito a trasformare uno strumento in un canale emotivo e spirituale?
Il clarinetto, con la sua voce calda ed espressiva, è stato perfetto per esprimere questo senso di spiritualità e di connessione con la natura. Il suono di questo magico strumento conserva in sé le arti del bello ed è capace di trasformare l’ecletticità scenico teatrale dell’interprete che può andare in ogni direzione stilistica se ne contrae il coraggio concertistico, coadiuvato da un approccio visionario.

La scelta di unire jazz, sonorità etniche e linguaggi contemporanei crea un ponte tra culture. Quanto la dimensione del dialogo tra popoli è centrale nella tua musica?
Nell’epoca attuale, in cui le distanze si sono accorciate e le culture si incontrano e si scontrano, la musica può essere un elevato strumento di dialogo e di comprensione reciproca. In Spirit, ho cercato di creare un ponte tra diverse culture e tradizioni musicali, unendo elementi di jazz, musica etnica e linguaggi variegati ispirati all’oriente poetico. Il risultato è un suono unico e originale, che riflette la complessità e la ricchezza del periodo in cui viviamo.
Il debutto al 60˚ Festival di Tindari, davanti al portale Arabo-Normanno, ha portato una forte carica simbolica. Che impatto ha avuto quello scenario sulla percezione del brano?
La prima volta che ho visto il portale, ho sentito un brivido perentorio. Era come se la storia e la cultura di Tindari si fossero fuse insieme per creare un’atmosfera magica, aggiungendo una dimensione unica alla performance. Lo scenario ha aggiunto una grandezza di sacralità e di mistero al brano rendendo l’esperienza ancora più intensa e memorabile, sono grato di averla potuto condividere con il numeroso pubblico di quella sera. Dopo la prima assoluta Spirit è stato eseguito in tanti festival Europei sempre con piacevole accoglienza.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione del tuo percorso artistico dopo un lavoro così intenso e meditativo come “Spirit”?
Credo di avere ancora molto da dire e da esprimere, e sono curioso di scoprire cosa il futuro mi riserva. Forse ci saranno nuove collaborazioni, nuovi progetti, nuove sfide, la creatività è dentro l’evoluzione umana, basta solo liberarla. Sono sempre motivato ad esplorare e a crescere, grato per il sostegno e l’incoraggiamento che ricevo dalla vita e da chi mi sta vicino.
Se chi ascolta dovesse portare via un solo messaggio dalla tua musica, quale desidereresti fosse la scintilla che resta?
La musica è un ponte tra le anime. Invito tutti a non smettere mai di esplorare, di cercare, di sognare. La musica è un viaggio, non una destinazione, credo sia importante continuare a navigare avvolti dai desideri più favorevoli, atti a scoprire nuove visioni energetiche.











