Decisamente in bilico tra il suono suonato e quello digitale, un confine sottilissimo che sinceramente mi trae in inganno… e se da una parte Battiato fa capolino alla memoria, Fossati e quel certo modo di usare le parole alla Faber oltrepassa il segno dall’altra. Ma lui è Gianluca De Rubertis, anima sottile, raffinata, che va oltre le etichette e sfoggia una personalità che sa bene come portare in scena al di sopra di ogni “sembra che…”. “L’equazione del destino” è un disco importante, raffinato, severo nel modo romantico che ha di farci ingoiare la pillola della sua critica sociale. È un disco personale… ed ognuno di noi, se vuole, ha le carte buone per farlo suo.

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Un disco che personalmente trovo molto più “tuo” di altri momenti della tua carriera. Ho come il sentore di una maggiore intimità rispetto al passato. Sbaglio?
Non saprei, le direzioni che si dipanano davanti al nostro cammino sono inusitate e sorprendenti, è un disco in cui ho messo in gioco diversi miei spunti di riflessione.

 

 

Altra impressione: Era già tutto previsto sembra suonare diversamente. Una diversa produzione rispetto al resto del disco?
Giusto, infatti è l’unico brano prodotto da Michele Arcidiacono, un bravissimo cantautore, un amico. Mi è piaciuta questa sua idea di portare la canzone in un mondo in cui il contemporaneo e l’antico possano convivere

E in generale come ci hai lavorato? Anche qui mi gioco una mia lettura per tornare alla domanda iniziale: che sia un lavoro solitario per la maggior parte?
I miei dischi da solista mi rispecchiano sicuramente moltissimo, certo questo non vuol dire che io non chieda aiuto a nessuno: con me, in questo disco, ha lavorato alla produzione Carlo Giardina, un bravissimo musicista, un produttore eccezionale e pieno di idee.

 

 

Tanti i richiami a Battiato… è un caso, è il mio modo di ascoltare o sono proprio fuori strada?
Può darsi, non è una cosa cercata, ma se è avvenuta mi fa comunque piacere.

E di questa copertina? Troppa matematica e geometria nei nostri cervelli rispetto a quello che mostriamo o che vorremmo mostrare?
I nostri destini si intrecciano in infiniti brogli cerebrali, quello che la nostra mente è in grado di pensare gioca un ruolo assolutamente di primo rilievo nelle nostre vite. Questi tempi che viviamo pullulano di matematica e geometria, sono tempi antipoetici. Ma per me la poesia è una scienza molto più esatta dell’algebra.