Eccolo “Linguaggio Macchina”, primo esperimento sonoro per il duo firmato dai producers Bruno J e Uomo Stokastico, ovvero i Gate 66. Allineiamo gli strumenti di bordo: siamo a due passi dalla new wave anni ’90, siamo a cavallo tra intelligenze artificiali e quella leggerezza dance e pop con cui eravamo soliti condire le notti brave. Si torna indietro con la memoria ma facendo attenzione alla scelta dei suoni e alla tessitura dei modi: un EP davvero interessante che ci fa venir voglia di un disco sulla lunga distanza. Avrei giocato meglio con il video di lancio, forse ancora troppo acerbo dentro queste soluzioni artificiali.
Molto affascinante questa produzione. Tanti i richiami al passato… che rapporto avete con gli anni ’90?
Grazie. Li abbiamo studiati bene perché venivano dopo gli ’80. Il rapporto è bello e brutto allo stesso tempo. Bello perché arrivava il TripHop, il downtempo e un certo relax che gli ’80 avevano un po’ lasciato indietro, complice la “freneticità” del decennio precedente. Gli ’80 erano molto frizzanti, tante bollicine e tutto quello che gli andava dietro. Brutto, perché coi ’90 ad un certo punto ci fu un cambio di prospettiva e di linguaggio: improvvisamente, le “paste” non erano più quelle del bar in centro la mattina presto, bensì quelle prese al bar in disco a tarda notte. Molti fegati vennero annichiliti. Per l’effetto, salirono di botto anche i bpm: iniziò l’epoca dei martelloni sia in pista che fuori nei parcheggi dei club. Chi abitava a Riccione all’epoca sembra se lo ricordi bene. Periodo pazzo, ma anche quello con numerosi spunti. Di tutto questo, traspare qualcosa in Scelgo te, che viaggia alla (per noi) pazzesca velocità di 135 bpm e in Dormi ancora che al contrario presenta robuste venature LoFi downtempo.
E dal futuro? Che cosa state riportando da quel 2096 di cui parlate?
Musiche dall’orizzonte degli eventi e schegge di futuro diversamente probabili. Avendo trascorso due anni in fuga per il viaggio di ritorno da Marte a Terra abbiamo letteralmente prodotto pacchi di materiale. Non tutto buono ovviamente. Si tratta ora di capire ora quali siano quelli adatti al pubblico di questo ventennio. Per il trentennio ci stiamo attrezzando.
Avete anche ripescato fisicamente dei Synth topici del tempo?
Il classico onnipresente Moog per fare alcune cose. Su Vicino a me abbiamo usato un Sequential pro 3 per fare quel suono simil chitarra distorta, che non è proprio tanto vintage, ma che era molto bello e nelle nostre teste calzava come un guanto. Uso il passato perché Bruno J, che cambia synth come una quindicenne cambia i vestiti, l’ha scambiato per non ricordo più quale inutile moduletto/controller, fatto per il quale non potrà mai essere da me perdonato.
Secondo voi nel futuro saremo tutti un “Linguaggio Macchina”? Ve lo chiedo perché in fondo ci trovo tantissima umanità dentro questo disco…
Quelli che lavorano nel mondo dello spettacolo lo sono già ora anche se non se ne rendono conto. Se consideri tutte le “best practice” che devi seguire per muoverti nei settori dove la presenza on line è imprescindibile, ci si può ben rendere conto di come siamo tutti schiavi dell’algoritmo. Non che il resto della popolazione però stia meglio: Chat GPT, Gemini ecc. stanno dilagando come l’eroina negli anni ’70 e non parliamo dei giovanissimi che la usano (l’AI) per avere conforto psicologico o chiedere consiglio su come evitare le coltellate, ma anche dei colletti bianchi che la usano, per la maggior parte, ancora male. Il termine di paragone però non deve trarre in inganno: noi siamo per il progresso e la tecnologia va semplicemente cavalcata. Comunque, nel 2096 il motto sarà questo “Non chiederti cosa l’algoritmo può fare per te ma cosa puoi fare TU per l’algoritmo”. Per il resto, valgono sempre le parole un po’ storpiate del sommo Giacomo Leopardi: “E il naufragar m’è dolce in questo mare digitale”.







