Frank Marino Bass, “Smooth Jazz in Calabria”: il basso che non ha bisogno di compagnia

“Forever Dream” è il brano con cui si chiude questo EP, e forse è anche quello con cui bisognerebbe iniziare a capirlo. C’è una morbidezza nelle frequenze basse, un senso di tempo rallentato e dilatato che dice molto su cosa cerca Frank Marino Bass quando suona: non il virtuosismo fine a se stesso, ma qualcosa che assomigli a un’emozione. Da lì in poi, o meglio da lì a ritroso, il disco prende senso. “Marcus” è l’opposto: energico, tecnico, uno slap che colpisce con precisione e una gioia fisica nell’esecuzione che si trasmette all’ascolto. È l’omaggio dichiarato a Marcus Miller, e come tale funziona, senza mai diventare imitazione. “Nomad” è il brano più lungo dei quattro, oltre cinque minuti, e usa quello spazio per costruire variazioni armoniche che cambiano colore più volte senza perdersi. Poi c’è “Soul in the Atmosphere” ad aprire tutto, con un’immagine sonora ampia e sospesa che stabilisce il registro del disco prima ancora che tu abbia deciso di prestare attenzione. Un progetto artistico compatto e onesto, di un musicista calabrese che ha già un linguaggio riconoscibile. Diciassette minuti ben spesi.