Eugenio Picchiani, “Magia”: il pop melodico che lavora sulle texture

Ci sono brani che si capiscono meglio guardando chi ci ha messo le mani. In “Magia”, le chitarre acustiche ed elettriche di Sergio Lepidio fanno un lavoro preciso: non si impongono, lavorano sotto, costruiscono un tappeto che regge la voce senza competere con lei. È una scelta precisa, e si sente. Emiliano Torquati agli arrangiamenti ha optato per un pop-rock morbido, quasi avvolgente. Lo Studio L’Ottava di Roma ha restituito un suono pulito, con la voce femminile di Aurora Cabiddu che entra nei momenti giusti senza mai sovrapporsi alla linea principale. Il mixaggio favorisce la mid-range, quella zona di frequenze dove la voce di Picchiani vive meglio. Una riserva: il ritornello torna più volte con la stessa struttura melodica, senza variazioni armoniche nella ripresa. Per chi ascolta con attenzione, la terza volta inizia a pesare. Non è un errore grave, ma un piccolo allargamento degli accordi in chiusura avrebbe dato respiro diverso all’intera seconda metà del brano. Detto questo, il brano funziona per quello che vuole fare. La voce di Picchiani ha una temperatura naturale, calda senza essere costruita, e in certi passaggi si avverte una dimestichezza col microfono che viene da anni di palco. Il videoclip diretto da Stefano Cesaroni, primo di una trilogia annunciata, promette di aggiungere una dimensione visiva interessante a un singolo che ha già le sue ragioni per stare in piedi da solo.