DROGO
Smart Horror Show
Brutture Moderne
2026
Registrato in presa diretta al Dunastudio di Russi (RA), l’album cattura l’energia live di una formazione rinnovata e solida che annovera Antonio Pizzarelli al sax, Fabio Landi alle tastiere, Luca Pasotti al basso e Stefano Passaretti alla batteria. Il risultato è un sound che i Drogo definiscono “fusion in senso alto“, un calderone dove l’acid jazz incontra l’ethno e il funk, con i Weather Report e i Perigeo come stelle polari dichiarate.
L’apertura è affidata a Julian Assange, un brano che funge da dichiarazione d’intenti. Musicalmente urgente e teso, incarna lo spirito di una delle quattro icone presenti in copertina (insieme a Zappa, Rosa Parks e Terzani), denunciando la persecuzione della verità in un mondo che punisce chi svela i crimini di guerra. La tensione si scioglie, ma solo apparentemente, con Jefferson. Qui il quartetto gioca con la nostalgia pop: il groove è un tributo solare e trascinante alle colonne sonore delle serie TV anni ’70, un funk “televisivo” che fa da contraltare all’inquietudine dei temi trattati.
Il cuore pulsante del disco, tuttavia, risiede nella capacità dei Drogo di mescolare cultura pop e complessità compositiva. Heisenberg, forse il brano dalla gestazione più complessa, evoca le doppie vite e le trasformazioni chimiche della serie “Breaking Bad”, traducendo in musica l’imprevedibilità dell’alter ego di Walter White. Sorprende poi Personal: quello che potrebbe sembrare un brano fusion canonico nasconde in realtà lo scheletro armonico di Personal Jesus dei Depeche Mode. Spogliato dell’elettronica synth-pop iniziale (di cui rimane solo l’idea tematica), il pezzo diventa un richiamo flebile e notturno, dimostrando una maturità notevole nell’arrangiamento.
Nella seconda parte del disco, l’anima più emotiva e “bucolica” della band emerge con prepotenza, contrapponendosi all’orrore della Smart City citata nel titolo — una critica alle città intelligenti, omologate e sorvegliate. In mezzo scorre il fiume, dedicato all’omonimo festival e al romanzo di Norman Maclean, rallenta i ritmi per riportarci a una dimensione umana e naturale, quasi un manifesto per il ritorno alla vita di provincia e alle osterie romagnole che la band rivendica con orgoglio. Ma è con Luca che si tocca il vertice emozionale: giocando sui contrasti emotivi ne viene fuori un’elegia sentita ma giocosa per un amico e artista scomparso, dove l’interplay tra i musicisti si fa commovente e rispettoso.

A metà dell’ascolto troviamo Zawinul, un omaggio gospel in crescendo al maestro dei Weather Report, che certifica l’appartenenza dei Drogo a quella nobile stirpe di musicisti capaci di guardare al passato senza restarne intrappolati.
A chiudere il cerchio è Smart Horror City. Qui il concept si compie: i suoni si fanno portavoce di quel senso di orrore per una modernità omologata e iper-controllata, lasciandoci con un finale aperto che ribadisce la scelta della band di preferire l’umanità della provincia al gelo digitale della metropoli. Con “Smart Horror Show” i Drogo dimostrano di non voler più aspettare i Tartari: sono usciti dalla fortezza per suonare la colonna sonora del nostro complicato presente.
Genere: Jazz-Fusion / Cinematic Funk / Progressive
Musicisti:
Antonio Pizzarelli, sax
Fabio Landi, tastiere, synth
Luca Pasotti, basso
Stefano Passaretti, batteria
Tracklist:
01. Julian Assange
02. Jefferson
03. Heisenberg
04. Personal
05. Zawinul
06. In mezzo scorre il fiume
07. Luca
08. Hypnosis
09. Smart Horror City
Link:
Brutture Moderne
Drogo on Instagram
Drogo on Facebook








