“Dedalista” di Gaspid: otto canzoni per chi non ha smesso di volare

Ok, partiamo dall’inizio. Gaspid è un cantautore torinese che a 17 anni si è comprato la prima chitarra con i risparmi di un lavoro estivo, ha imparato a suonarla da autodidatta in quattro mesi, e ha poi passato anni a scrivere canzoni tra le mura di casa senza farne niente. Adesso ha 44 anni, un album fuori e la sensazione che stia cominciando davvero. “Dedalista” funziona bene perché sa dove andare. Ha chitarre acustiche che fanno il lavoro grosso e qualche elettrica che entra quando serve: rock dalle radici cantautorali, con un pensiero preciso dietro ogni scelta. La title track apre l’album con un respiro largo: “Urla la rabbia, cerca la giustizia dentro al cuore, non fermarti nel dolore”, e già si capisce che il tono sarà questo, diretto, senza ornamenti, con un’idea chiara dietro ogni pezzo. Ci sono momenti in cui ricorda certe cose di Lorenzo Kruger, quella capacità di scrivere testi densi su melodie pop senza che nulla sembri forzato. Non è un paragone esatto, ma rende l’idea dello spazio in cui si muove. Il disco alterna brani intensi a pezzi più leggeri con una logica che funziona. “L’ultima favola”, che era già passata da Sanremo New Talent, è forse il pezzo che rende meglio l’idea di cosa sappia fare Gaspid: spensierata senza essere superficiale, ha quella qualità dei brani che non stancano dopo venti ascolti. Qualche momento, specie nelle tracce d’amore, potrebbe guadagnare qualcosa da un arrangiamento leggermente più arioso, ma in un’opera prima questo conta pochissimo rispetto alla solidità complessiva. Uno dei cantautori italiani indipendenti più interessanti emersi in questo periodo. Da tenere d’occhio.