La strada di Carmen D’Urso è stata segnata da un grande potenziale riconosciuto da molti, ma spesso frenato dalla difficoltà di credere in se stessa. Il singolo “Cosa resta di una favola” diventa anche una dichiarazione di riscatto.
Carmen, quanto è stato difficile iniziare a credere davvero nelle tue capacità?
Purtroppo, personalmente non ho mai avuto una buona autostima.
Nonostante intorno a me abbia avuto chi credesse nelle mie potenzialità .
Il mio “risveglio” si è manifestato proprio in occasione di questo singolo: ho capito che potevo trasmettere emozioni! Ho lasciato che anche la mia tecnica facesse il suo.

C’è un episodio che ti ha fatto cambiare atteggiamento verso te stessa?
Un episodio in particolare no. Più un periodo della mia vita in cui ho maturato ciò che ho sempre sentito, essere una cantante. Mi piacerebbe moltissimo poter dimostrare che nella vita bisogna crederci sempre! E che ognuno di noi ha un proprio percorso, i propri tempi.
Che cosa rappresenta per te oggi questo singolo, a livello umano?
Lo vedo come un riscatto: finalmente un mio lavoro discografico! Per chi abbia una bassa autostima come me è davvero il massimo!
Chi ti è stato più vicino in questo processo di consapevolezza?
Nella mia vita ci sono tre persone imprescindibili , senza le quali la mia tenacia sarebbe venuta meno : mia figlia, la mia amica e il mio compagno.
Ma, in questa fattispecie è assolutamente rigoroso citare il produttore esecutivo BCM (che si occupa di sistemi di sicurezza sul lavoro)che ha creduto in me supportando, di fatto, l’impegno economico!
Ti senti finalmente pronta a mostrarti al pubblico senza paure?
Assolutamente sì! Ora lo sono.
Come descriveresti la Carmen di oggi alla Carmen di ieri?
Rispetto a quella di ieri, oggi Carmen è più consapevole, meno vulnerabile e al contempo ancora più sensibile verso se stessa e gli altri.











