Ci pensi mai: MalaSoma e l’esordio che parte da una domanda

Matteo Malasoma, in arte MalaSoma, debutta sulla scena con “Ci pensi mai”, singolo che intreccia rap e melodia per raccontare la distanza tra ciò che mostriamo e ciò che custodiamo dentro. Prodotto da Rio Flo, il brano è il primo tassello di un progetto più ampio — un EP già in lavorazione — costruito attorno a temi di ricerca personale, conflitto interiore e crescita. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare l’esordio, i riferimenti artistici e il metodo di scrittura dietro al suo primo passo discografico. Lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio…

1. “Ci pensi mai”; segna il tuo esordio ufficiale sulle piattaforme digitali. Che tipo di riscontri stai ricevendo da parte del pubblico e quanto è importante per te sapere che le tue riflessioni intime arrivano e risuonano negli altri?
I riscontri che sto ricevendo mi stanno facendo capire una cosa importante: quando parti da qualcosa di molto personale, se riesci a dirlo in modo sincero, può diventare anche degli altri.
Alcune persone mi hanno scritto dicendomi che si sono riconosciute in certe frasi, o
semplicemente che hanno apprezzato il brano.
Per me questo è uno degli aspetti più belli della musica. “Ci pensi mai” nasce da una domanda che prima di tutto rivolgo a me stesso, però sapere che quella domanda arriva anche a chi ascolta dà un senso ancora più forte al brano. Non mi interessa solo pubblicare una canzone: mi interessa creare un contatto, anche piccolo, con chi magari sta vivendo sensazioni simili.

2. Il singolo è solo il biglietto da visita di un progetto più ampio. Sappiamo che sei già al lavoro sul tuo primo EP. Quali saranno i temi portanti di questo lavoro e in che modo amplierà la visione artistica che abbiamo iniziato a conoscere con questo brano?
“Ci pensi mai” è il primo punto di ingresso in un mondo che voglio sviluppare meglio nei prossimi brani. Sto lavorando a nuova musica e l’idea è costruire un percorso più ampio, in cui ogni pezzo aggiunga qualcosa all’identità di MalaSoma.
I temi continueranno a girare intorno alla ricerca personale, alla difficoltà di capirsi, al rapporto tra quello che mostriamo fuori e quello che succede dentro. Però non vorrei restare fermo solo su una sfumatura. Mi interessa esplorare anche altri lati: la crescita personale, le contraddizioni, il bisogno di cambiare, i rapporti con gli altri, la rabbia, la lucidità che arriva dopo certi momenti di confusione.
Dal punto di vista sonoro vorrei allargare la visione iniziata con “Ci pensi mai”, lavorando sempre sul rapporto tra rap, melodia e scrittura. L’obiettivo è pubblicare almeno un altro brano entro settembre e continuare a costruire il progetto passo dopo passo, fino ad arrivare a una forma più completa e riconoscibile.

3. Definisci l’hip hop come uno strumento di espressione, analisi e libertà. Quali
sono i modelli musicali, sia italiani che internazionali, a cui guardi con maggiore
rispetto e che consideri un punto di riferimento per la tua ricerca stilistica?
Ascolto artisti molto diversi tra loro, e credo che questo sia importante per non chiudersi dentro una formula. Nel rap italiano ci sono sicuramente nomi che per me hanno avuto un peso, come Salmo, Gemitaiz, MadMan, e Marracash poi altri che ho imparato ad apprezzare in seguito come Rancore, Mezzosangue, Mecna. Fuori per esempio ascolto molto XXXTentacion anche se, soprattutto da quando ho iniziato a scrivere, non ascolto molto rap vado più sugli altri generi come cantautorato, blues , pop ecc. Anche roba vecchia o musica classica spazio molto ecco.
Per me la ricerca stilistica nasce proprio da questo incrocio: usare l’hip hop come base espressiva, ma senza impedirmi di assorbire anche altre forme di scrittura e di sensibilità musicale.

4. La produzione di Rio Flo veste perfettamente la malinconia del testo. Come si
svolge la vostra interazione creativa in studio? Nasce prima il beat su cui adatti le tue inquietudini o è la parola scritta a dettare la linea melodica?
Il lavoro con Rio Flo nasce soprattutto dal confronto. Non c’è sempre una regola fissa: a volte parto da immagini, frasi o appunti che ho già scritto, altre volte è la musica a farmi venire fuori una direzione precisa. Credo che la cosa più importante sia trovare un punto in cui la produzione non sia solo un tappeto sotto le parole, ma diventi parte del racconto.
Con “Ci Pensi Mai” abbiamo cercato di mantenere questa tensione: da una parte il bisogno di dire certe cose in modo diretto, dall’altra una dimensione più emotiva, che lasciasse spazio anche al respiro e all’interpretazione. Rio Flo mi aiuta molto a mettere a fuoco la forma del brano, a capire dove una parte deve essere più essenziale, dove invece può aprirsi di più.
In studio cerco di non perdere la parte istintiva della scrittura, ma allo stesso tempo sto imparando quanto sia importante lavorare sulla struttura, sull’intenzione e su come ogni scelta sonora possa cambiare il modo in cui una frase arriva.

5. Se dovessi descrivere la tua musica a chi non ti ha mai ascoltato prima, usando solo tre concetti chiave che definiscono il mondo di MalaSoma, quali sceglieresti e perché?
Sceglierei: emozioni, conflitto e coscienza.
Emozioni, perché la mia musica parte sempre da qualcosa che sento davvero. Non mi interessa scrivere solo per riempire una base o costruire un’immagine: voglio che dentro ogni brano ci sia una parte viva, qualcosa che mi riguarda e che magari può riguardare anche chi ascolta.
Conflitto, perché dentro MalaSoma convivono spesso spinte opposte: rabbia e fragilità, lucidità e confusione, bisogno di cambiare e paura di restare uguale. Credo che molte canzoni nascano proprio da lì, da una tensione che non riesce a risolversi del tutto.
Coscienza, perché scrivere per me significa anche fermarsi, guardarsi dentro e provare a dare un nome a ciò che normalmente lasciamo sotto la superficie. Non penso alla musica come a una risposta definitiva, ma come a uno spazio in cui diventare un po’ più consapevoli di quello che siamo, o almeno di quello che stiamo attraversando.