L’artista siciliana Carmen Consoli ha presentato dal vivo il suo nuovo album Amuri e luci al teatro Augusteo di Napoli lo scorso 1° dicembre 2025.
Le canzoni del disco hanno emozionato e sorpreso chi era abituato a vederla esclusivamente nelle vesti di artista pop. I brani, cantati prevalentemente in siciliano con inserti in arabo, latino e persino greco antico, sono stati arricchiti da coreografie spettacolari.
Ancora più sorprendenti sono state le partecipazioni virtuali, in 3 brani, di artisti come Mahmood, Jovanotti e Leonardo Sgroi.
La sua produzione musicale, di matrice folk-rock e animata da una forte vena cantautorale si è liberata dai vincoli della sola logica di mercato. L’artista ha superato confini e generi per riportare alla luce storie sommerse dalla polvere del tempo e dalla memoria corta degli uomini, consegnandole alla nostra cura.
Sono storie di ingiustizie, dolore e amore, di migrazioni e di terre intrise di sangue, che reclamano giustizia anche con l’ultimo filo di voce.
Prima parte
Il brano che dà il titolo all’album, Amuri e Luci, custodisce la memoria di Peppino Impastato, giornalista e attivista politico assassinato dalla mafia negli anni ’70. La canzone ripercorre la sua storia attraverso lo sguardo bambino del fratello Giovanni, a cui è dedicata, che per tutta la vita ha portato avanti le sue battaglie e la sua eredità morale.
Terra di Hamdis, arricchita da versi in arabo e dalla voce morbida e sensuale di Mahmood, racconta il canto di un esule costretto a lasciare la propria terra e l’invocazione al vento affinché spenga le fiamme della guerra.
In Parru cu tia l’artista catanese duetta virtualmente con Jovanotti, che interviene con un inserto hip hop in italiano, su un testo di Ignazio Buttitta: un invito a ribellarsi ai soprusi dei potenti, a non subire passivamente la storia ma a rialzarsi.
Qual sete voi?, cantata a due voci con il giovane tenore del Maggio Musicale Fiorentino Leonardo Sgroi, rievoca lo scambio epistolare tra la poetessa Nina da Messina e Dante da Maiano, esponente dei rimatori siculo-toscani.
Con Bonsai #3, interamente in latino, e Galáteia, in greco antico, Consoli racconta la storia infelice dell’amore del ciclope Polifemo per la Nereide Galatea, recuperando frammenti degli esametri delle Metamorfosi di Ovidio e alcuni versi del poeta ellenistico siracusano Teocrito.
Nel brano Unni t’ha fattu ’a stati il testo richiama l’antico adagio secondo cui l’opportunista non dovrebbe farsi vivo solo quando il peggio è passato.
Seconda parte
Nella seconda parte del concerto Carmen Consoli ha riproposto i brani più conosciuti del suo repertorio senza indulgere nell’autocelebrazione. Con voce controllata e il suo inconfondibile finger-style, essenziale ma potentissimo, ha mostrato di cosa è capace la Cantantessa (come viene definita). Di seguito alcuni brani eseguiti.
L’ultimo bacio
Parole di burro
Qualcosa di me che non t’aspetti
Una menzione speciale va ai musicisti che l’hanno accompagnata sul palco, per l’ottimo impasto sonoro e – soprattutto nella prima parte del concerto – per l’uso sapiente degli strumenti tipici della tradizione del canto popolare siciliano. La voce passionale di Carmen, le percussioni arcaiche, i cori e i timbri mediterranei trasportano l’ascoltatore nelle atmosfere e nei paesaggi delle fiction di Camilleri e del suo commissario Montalbano.








